Italia: tanti cellulari ma pochi pagamenti elettronici

L’articolo qui riportato fa delle belle teorie sul come far incrementare i pagamenti elettronici: ma invede di reinventarsi ogni volta l’acqua calda, non sarebbe meglio sfruttare meglio quello che già abbiamo a livello abbastanza capillare ?

Tipo il bancomat: chi al giorno d’oggi non ce l’ha. Se parliamo di carta di credito ok, ma il bancomat che sia collegato al conto corrente o che sia una ricaricabile bene o male ce l’hanno tutti.

Il problema sono i costi per chi utilizza questo meteodo di pagamento, intenso come esercente: se il governo non dico azzerasse, sebbene io sarei proprio di questa idea, ma riducesse al minimo questo costo, allora situazioni di vendita quotidiane, che son quelle che aumenterebbero il numero di transazioni effettutate, come per esempio l’acquisto del quotidiano, delle sigarette dei biglietti dell’autobus etc etc, si attrezerebbero di questo metodo di pagamento ed il numero di persone che usa il contanto scenderebbe drasticaente.

Faccio un esempio: io per comodità non compro il pacchetto di sigarette giornalmente, ma acquisto una stecca per volta. Dove abito io, ma nemmeno in centro a Verona, non si trova un tabaccaio con il bancomat nemmeno a pregarlo. Ma li capisco: già il guadagno da tabacchi e miserrimo, se poi ci devono mettere anche il costo per operazione dell’uso del bacomat, allora gli conviene cambiare tipologia merciologica.

É lo stato, a mio avviso, che potrebbe/dovrebbe facilmente con un bel decreto, che vanno tanto di moda, creare un circuito tale da rendere il contante inutile, obbligando le banche a non pretendere un obolo per operazione, e magari pretendere che l’apparato bancomat faccia parte della dotazione minima obbligatoria, per avviare una attività commerciale. Invece no: leggendo l’articolo si vedono le soluzioni più disparate tutte volte a creare qualcosa di nuovo quando esisterebbe già il necessario.



JC


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