Leggere Medium.com via RSS

Oggi, da buon vecchio internauta, mi sono chiesto se fosse possibile leggere Medium.com nel vecchio stile degli RSS. Trovo i feed molto comodi per diverse situazioni, per cui mi son messo a scartabellare, googlare (Dio !!! Quanto odio questo verbo!!!) e sperimentare.

NON ho trovato documentazione a riguardo, ma facendo qualche test, a memoria, su come venivano creati gli indirizzi RSS una volta, sono arrivato a questa conclusione, sperimentata e funzionanate: Continue reading →

Dello scrivere e le mappe mentali.

Quando la tecnologia può venirci incontro.


Era un po’ che ci pensavo: usare le mappe mentali può aiutare uno scrittore a produrre meglio? Dopo molto tempo passato a pensarci alla fine ho deciso di provare e vedere che sarebbe successo. Di programmi per la generazione di mappe mentali ce sono a iosa: a pagamento, open source e gratuiti. Io per il solito problema di utilizzo su diverse piattaforme, primariamente Linux e Mac, ma anche occasionalmente windows, ho provato:

  • XMind
  • FreeMind2

Li mi son fermato perché alla fin fine, le funzioni sono praticamente le stesse per tutti. Le uniche differenze che ho notato, che fossero degne di nota, sono le capacità di esportazione/importazione da e verso altri programmi di gestione di mappe mentali. Continue reading →

Ho seguito un utente particolare per diverse settimane: e guardate cosa è successo !!!

Capirete solo se avrete la pazienza di leggere tutto il post.


Era un po’ che ci stavo pensando, ma dopo aver letto questo post, di Shaunta Grimes ero ancora più in dubbio, perché molta gente, quasi per certo, avrebbe pensato ad un post di una (io) persona invidiosa, livida per i suoi risultati etc etc, ma non è così: la mia è solo una valutazione nata da considerazioni originatesi in date molto antecedenti al suo post originale e, devo ammettere sinceramente, rinforzata dal suo ultimo post.

L’idea originale di questo post mi venne, scorrendo i titoli dei post in generale, senza uno schema preciso, come si fa appena arrivati in un ambiente nuovo, ed avevo notato questa cosa, ma mi dissi che sarei stato un folle ad affrontate l’argomento appena iscritto, per cui rimandai la cosa segandomela come da fare; oggi, però, apro Medium e vedo il post di Shaunta Grimes e mi son detto: «Ok, adesso basta: sei iscritto da abbastanza tempo da poter affrontare la questione, per cui tastiera sotto le dita e datti da fare!!!»

Allora il mio cruccio alla fine qual’è? Cruccio nel senso che mi lascia quella sensazione di sottofondo che mi infastidisce, mi disturba, mi fa sentire preso in giro, tanto che se non avessi letto il suo primo post in merito, non avrei letto il secondo: i titoli dei post scritti come ami da pesca a strascico!! Ahh finalmente l’ho scritto !!!

Vedo in Medium, e mi stupisce visto il tipo di sito per cui viene spacciato, ossia un sito per scrittori, sempre più titoli ad esca. Sapete cosa intendo vero ? Titoli come: «I blogged every day for 60 days. Here’s what happened.», oppure più fantasioso titolo del post precedente sullo stesso argomento: «I blogged every day for a month. Here’s what happened.». Chiaramente non è certo solo lei che usa questa tecnica di pesca di boccaloni a strascico: lo fanno in tanti, ma lo scopo?

Cioè fatemi capire questa benedetta Shaunta Grimes che scrive a fare? Solo per sbandierare le statistiche ai quattro venti ?

Se avete letto il suo post precedente avete capito come opera:

  • va su quora.com
  • cerca la domanda più richiesta del giorno / settimana /mese
  • scrive un post su quell’argomento
  • pubblica.

Allora, a parte il fatto che sta donna deve essere un pozzo di scienza: non è mica da tutti scrivere su tutto, e di tutto, con cognizione di causa!!

Trovo il metodo piuttosto squallido comunque: per me fare questo tipo di pubblicazione vuol dire che di tuo non hai nulla da dire, ti devi appoggiare alle domande di altri per avere un argomento su cui generare un post.

Praticamente pubblichi a richiesta: la domanda più in voga ottiene un post.

Poi sinceramente a me che hai vinto un invito, a non so che conferenza, non è che interessi più di tanto.

Voi mi direte, ma se ti sta così antipatica perché la segui ? Infatti non la seguo, è che avevo letto il post precedente ed ho voluto verificare se stava seguendo lo stesso metodo, cosa che ha confermato. Potrebbe essere stato un caso, direte voi… eh no … guadate un po’ il meccanismo dei suoi titoli:

Ora fateci caso: quante volte compare howto nelle sue diverse varianti?

Quale volte compare come prima cosa sul titolo un numero con a seguito il verbo must oppure will ?

Quante volte un titolo termina con Here’s whats happened ?

Ed infine, ma questa possono capirla solo chi è di madre lingua, l’uso dei verbi nella continuous form, quelli che terminano in ing per i profani. Per chi è di madre lingua, è provato, che l’uso della forma ing in un titolo spinge gli anglofoni a sentire un senso si urgenza di andare a leggere cosa è associato a qualcosa in evoluzione immediata.

Insomma questi trucchetti per la pesca a strascico, per attirare frotte di lettori, la conosciamo bene o male tutti noi che si fa blogging da un po’ ormai.

Quel che mi domando e come tanta gente ancora ci caschi.

Prendete l’ultimo post (che guarda caso termina proprio con « Here’s whats happened» ) alla fine cosa c’è dentro il post? Una serie infinta di statistiche, per altro non verificabili, di nuovi lettori, di nuovi followers, di nuovi iscritti alla mailinglist. A dire il vero tutte cose già scritte e ripetute in suoi precedenti post. Per cui non solo pesca a strascico, ma ti rifila pure il il piatto del giorno prima !!!

Ripeto: io contro Shaunta Grimes non ho assolutamente nulla, a parte il fastidio nel vederle usare un sistema da marketing puro per una tipologia di contenuti, in un posto dove proprio non dovrebbe ossia su Medium.com.

Lei, comunque, è solo uno dei casi… fate una ricerca per HowTo oppure How To e poi scorrete la lista delle cose scritte da chi usa questi metodi: vi comparirà, come risultato, che molto spesso è una parola/frase che compare nel 90% dei loro titoli di post.

Ribadisco certi trucchetti li conosciamo tutti, ma credo davvero che in medium.com non ce ne sia di bisogno!!! Specialmente quando al titolo roboante non segue un contenuto che valga la pena di essere letto !!!

Ahhh e scusatemi per il titolo del post 🙂 Chiaramente è uno sfottò nei confronti di chi, qui dentro, fa marketing invece che produrre materiale interessante da leggere!!

Ed adesso forza… caricatemi di m***a 🙂

Considerazioni di un sabato pomeriggio.

Su cosa ? su Medium ovviamente !!

LogoMedium.png

Son qui, solo nel parcheggio del centro commerciale, mentre aspetto mio marito che finisca di fare la spesa settimanale. Io devo aspettarlo qui perché le gambe non mi reggono, ma ormai son anni che è così, per cui ormai è una routine: al momento di entrare, deciso in base alla dose di dolore, se seguirlo nel peregrinare tra le corsie o attenderlo in macchina al parcheggio; ed eccomi qui ad aspettarlo seduto in macchina con il mio fidato, piccolo, iPad pronto a raccogliere le considerazioni ed idee al volo.

Stavo leggendo alcuni post su Medium, questa nuova, almeno per me, piattaforma di lettura, scrittura; mentre leggevo mi domandavo come mai questa piattaforma mi abbia preso così frontalmente: da quando ho iniziato a seguirlo, sono molto spesso sulla piattaforma, sia in mobilità, per quel poco che mi muovo, ma molto più spesso dal browser, che con la ormai costante presenza di tab in qualsiasi browser fa risultare comodo avere più articoli aperti in contemporanea.

Ci sono argomentazioni tra le più disparate: dall’astronomia alla politica, ai fatti quotidiani. La cosa, secondo me, più interessante è il fatto che può essere guardato, almeno da noi vecchi della rete, un po’ come i vecchi forum, avendo la possibilità di intrattenere uno scambio di idee con l’autore del pezzo.

Altra comodità sta nel fatto che non devi avere 50 blog diversi memorizzati e doverli scorrere, magari tramite un aggregatore di flussi, per leggere tutto quello che ti interessa: è tutto li dentro. Medium quindi, ai miei occhi, risulta un forum composto da una serie di blog.

Poi ok ci sono cose più specialistiche come le pubblicazioni o le storie, che hanno un loro scopo, ma più preciso, e solo chi ha l’esigenza di usufruire li userà

La presentazione di software dedicato alla mobilità, trovando anche un client per desktop, almeno in ambiente Mac, non so per Windows, Linux esista o meno, è stata una sorpresa, non tanto per i client quanto per l’omogeneità di presentazione: che tu scriva, legga da tablet, cellulare o client desktop, l’ambiente pare davvero essere lo stesso dappertutto.

Di contro, le pecche che sono presenti su una applicazione, si propagano su tutte, costringendoti, a volte, a tornare al caro vecchio browser, per fare quello che ti serve.

Un esempio su tutti: dopo un po’ che navighi per autori, post, pubblicazioni o altro, se ti serve il menu dell’app devi scorrere all’indietro tutte le pagine che hai vistato dall’apertura di quella sessione a quel momento: sarebbe molto più comodo avere un modo o per richiamare il menu da ovunque o quanto meno un qualcosa che da ovunque si sia ti riporti alla prima pagina così da accedere al benedetto menu. Ok, non è proprio un problema invalidante, ma da browser apri un tab e vai diretto a https://medium.com e risolvi il problema !

In ogni caso trovo, quelle che vengono definite funzioni primarie molto interessanti: l’evidenziazione con la possibilità diretta di commentare con una risposta ciò che hai evidenziato. Oppure spedirlo diretto come un Tweet — perché non anche via FB ?—

L’editor: area principe per chi scrive e non mi riferisco soli commenti o risposte, ma in particolare a chi scrive racconti.

Hanno voluto levare d’impaccio chi scrive: funzioni ridotte all’osso, un paio di tipi di formattazioni, due effetti base di carattere, grassetto, corsivo e, in queso ambiente necessario diversi tipi di citazioni. Niente sottolineature, giustificazioni o altre cosette tipo scelta, quanto meno, del tipo di carattere se Serif o Sans Serif.

C’è un correttore ortografico, che devo dire ahimè, zoppica un pò ed ovviamente essendo sul loro server, non permette operazioni tipo apprendi parola oppure ignora parola e personalmente trovo odioso cliccare su Pubblica e farlo vedendo quelle sottolineature rosse in giro per i miei testi. Ma tant’è, o così o pomì.

Io, per si e per no, edito il testo altrove con un robusto correttore e presenza di sinonimi e contrarti così da aiutarmi anche a non essere ripetitivo nell’uso di verbi, complementi, aggettivi e quant’altro. Alla fine quando sono soddisfatto un bel copia ed incolla senza formattazione e risolvo il problema alla base.

L’incolla senza formattazione, mi serve, perché i miei documenti di default hanno tutta una serie di impostazioni, che l’editor di Medium rifiuta, per cui risulta più veloce e pulito inserire testo non formattato e formattarlo con i mezzi offerti dal sistema così da rendere tutto compatibile con le altre pubblicazioni presenti on line.

Pubblicazione: probabilmente è nata con una scopo diverso di quello per cui io la uso. Personalmente sto usando una pubblicazione per pubblicare un mio scritto, con cadenza settimanale per capitolo. So che rispetto alla loro idea di pubblicazione è un uso limitato, ma io mi ci trovo bene devo dire.

Storie: sembrava l’ideale per serie di capitoli uno in fila all’altro, ma non è fattibile. Troppo limitato lo spazio fisico, ed un capitolo anche piccolo risulta alla fin fine troppo lungo da gestire. Forse l’hanno creato più per un uso tipo giornalistico veloce, che per racconti veri e propri. Poi, come io uso forse in maniera distorta la pubblicazione, qualcun altro troverà un modo per piegare le storie a propria necessità. È il bello della tecnologia: di un oggetto informatico si può fare quello per cui era stato costruito oppure usarlo come meglio a noi piace !!

Insomma, alla fin fine che dire di Medium? Sicuramente, per quanto mi riguarda, una gran bella novità. Mi ci trovo bene forse proprio per quel profumo antico di forum stile primi anni di internet, oserei quasi dire ai tempi delle BBS se non fosse che adesso le reazioni possono essere immediate contrariamente ad allora.

Ci sarebbero da migliorare alcune cosette, ma questo vale per qualsiasi piattaforma. L’unica cosa che non perdono loro, si ok si fa per dire, e aver liquidato Medium Italia che è una comunità non proprio composta da quattro gatti:

Medium Italia.png

Insomma 10700 utenti registrati non sono pochi per una comunità locale (inteso in senso europeo). L’averla liquidata per non pagare più lo stipendio a chi la seguiva l’ho trovata una cattiveria; prima fai sgobbare chi ti tira su la comunità, poi fatto il lavoro:  «saluti e baci non mi servite più». Ok Medium è americana, e loro ragionano così, però non mi piace comunque come si sono comportati in questo frangente quelli di Medium.

In ogni caso, al momento quanto meno, il tempo passato sulla piattaforma paga per cui continuerò a bazzicarla.

Della morte cercata…

Ma come ti permetti ???

DJFabo.jpg

Ascoltavo in questi giorni, in televisione la questione di quel DJ che è andato in Svizzera per ottenere l’eutanasia, visto che da noi non può farlo. Purtroppo, periodicamente, questo argomento risalta fuori, abbiamo voglia di mettere il problema nel cassetto: ma troppa gente vive situazioni simili.

Quello che invece mi ha colpito è stato l’intervento di un 19enne , paraplegico dalla nascita, che contrapponeva, notare il verbo, la propria voglia di vivere nonostante la sua situazione rispetto alla volontà di morire del DJ.

Allora mi son chiesto: il legislatore a chi dei due dovrebbe dare ascolto? In realtà credo ad entrambi: è una questione di diritto che non può essere ignorata ne, verso una posizione ne verso l’altra. Ha diritto di morire chi non vive più come ha sempre fatto? Ha diritto di continuare a vivere chi ha sempre vissuto in quel modo?

Chiaro che hanno ragione entrambi: sia chi vorrebbe morire, sia chi vuole continuare a vivere. D’altronde non credo che un legislatore creerebbe una legge in cui rende obbligatoria la morte per eutanasia per chi risponde comunque a certi criteri: sarebbe folle!!

Poi stamane, durante uno degli ascolti mattutini dei vari TG, ascolto una donna, e fidatevi, mi sto costringendo a dire donna, perché avrei usato ben altri aggettivi per identificarla, esponente di non so quale partito per la propria ala cattolica, che diceva che non firmeranno mai una legge in cui non sia espressamente impedita l’eutanasia in maniera chiara, cristallina, lapalissiana. Allora che legge vuoi firmare? L’ennesima legge prendi-per-i-fondelli alla italica maniera: risparmiacelo.

Tu e la tua finta religione! Vi dirò stamane, contrariamente a come mi capita di solito in situazioni come queste, sono stato davvero cattivo con lei: le ho augurato di finire quell’intervista, uscire da dove fosse e che venisse investita restando nelle stesse condizioni in cui era rimasto il DJ, le stesse, non dico peggio, anche se faccio difficoltà ad immaginare peggio di essere paralizzati ed in più diventi ciechi.

Ecco gliel’ho augurato dicendole con cattiveria verso lo schermo del tv: «adesso vediamo quanto ti rifiuterai a firmare una legge solo se espressamente impedita l’eutanasia in maniera chiara, cristallina, lapalissiana.»

Lo so, il mio è stato un gesto di stizza, dovuto al momento: avevo un attacco dei miei dolori 20ennali alle gambe, mentre la ascoltavo in televisione avevo la sensazione netta che qualcosa stesse torcendo le mie rotule nella loro sede, per cui probabilmente la cattiveria improvvisa era solo indotta.

Però a ripensarci ancora ora, che sto meglio, sento ancora il cuore che prende ritmo per il furore, nel ripensare alle sue parole. Come è possibile che gente così gretta, e chiaramente NON cristiana, se lo fosse lascerebbe il libero arbitrio come dicono fa il buon Dio, al poveretto di turno, ma senza far finire in galera chi lo assiste.

Eppure devo ricordarmi dove siamo: siamo nel paese che ospita la santa sede, siamo nel paese che si è fatto comandare per secoli dalla chiesa, accettando anche le su più nefande schifezze, e non sto qui ad elencarvele perché sono più che note e facilmente trovatelli sotto qualsiasi motore di ricerca.

Siamo il paese che dopo quello che la chiesa ci ha costretto a subire, ha voluto ancora incensarla creando la democrazia cristiana, che ha perpetuato i misfatti della chiesa nella politica visto che erano state separate a suo tempo.

Ma alla fine la chiesa a noi che ha dato, cosa lascia in eredità? Gentaglia come quella politica di stamane che fa affermazioni di principio pseudo-cristiano, sul diritto altrui di decidere su come vivere?

Ma chi diavolo credi di essere ? Un cattolica ? Vuoi fare la cattolica? Fallo: vattene in convento raditi a zero e fa la monaca di clausura e non permetterti di dare ad altri disposizioni su come deve vivere o morire.

Scusate ancora… una fitta alle ginocchia mi ha preso durante l’ultimo periodo… ma le scuse sono per il modo in cui ho espresso il concetto…. non per il concetto che esprimevo!!

Recensione Refly editor

Che pare avere SERI problemi di stabilità, almeno in ambiente oSX

Le considerazioni personali sull’app sono in coda dopo il post fittizio ‘Come tenere un Diario’.

Inizio post fittizio

Come Tenere un Diario

Finestra sull’anima, un diario ti dà la possibilità di esprimere i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri più profondi, senza giudizi, vergogna o giustificazioni….

Fine post fittizio.

Che dire: l’app ha una bella grafica piuttosto semplice, ha diversi servizi verso quale esportare direttamente i pezzi, fra cui Medium, WordPress, Facebook, Twitter e Linkedn.

Il tentativo, di fare un paste di una immagine, porta a crash diretti, come un fucilata!! L’unico modo per inserire foto è quello di usare l’apposita icona che però richiede un file fisico da caricare. Le foto vengono caricare a dimensione reale e si può giustificare a dx, sx o centrato

Per quanto riguarda il testo direi che c’e’ quello che serve come potete vedere dall’unica barra presente nell’applicativo al centro:

Icone.png

Barra icone per edizione di Refly Editor.icona N per normalizzare il testo, credo corrisponda a ‘cancella formattazione’;

  • icona B per grassetto;
  • icona I per il corsivo;
  • icona h1 per titolo;
  • icona h2 per sotto titolo;
  • icona “” per una forma di citazione, piuttosto strana in effetti, con caratteri giganti in un colore blue shocking!!
  • icona link per poter inserire link ipertestuali; (sia link su testo, che puri);
  • icona Immagini: unico modo possibile per caricare immagini senza che vada in crash l’app. La  foto viene caricata a dimensioni reali e passandoci il mouse sopra comare una piccola frecciaselezionandola si può accedere ad una applicazione, interna credo, per alcune modifiche all’immagine. Con piacere ho trovato la possibilità di inserire del testo ovunque sull’immagineaggiungere delle forme, una firma olografa ed altre cosette simpatiche.
  • icona Sy questa l’ho trovata molto interessante: presenta sinonimi di una parola selezionata.
  • le restanti 4 icone, non sempre visibili perché in effetti non servono di contino, sono quelle per i quattro possibili allineamenti: destra, sinistra, centrato, giustificato;

In altro a destra la barra è completata da altre due voci:

grammar.png

La GRAMMAR va cliccata se una o più parole diventano di colore verde: questo indica un qualche problema di grammatica ed il programma propone delle soluzioni. In inglese funziona perfettamente, in italiano c’è da stressarlo un po per metterlo alla prova.

img2Selezione account registrato su cui pubblicare subito o a tempo.L’ultima icona a destra è chiaramente quella per la condivisione del pezzo: quando cliccate sul simbolo di condivisione, compare una finestra di selezione con i profili che avete configurato, e potete scegliere su quale pubblicare.

Questo il comodo pannello per la pubblicazione differita.

Nelle preferenze esiste una simpatica possibilità: impostare quante parole vorremmo scrivere la giorno. Se attiviamo questa funzione:

goalIl sistema dalla barra in alto a sinistra ci permette con l’icona Goal ci permette di vedere se manteniamo il passo o meno con il nostro goal impostato.

Un interessante possibilità offerta sempre da Refly è quella di dare un check sui tag prima di inviare il pezzo. Non so che algoritmi vengano utilizzati, ma mi pare che per alcuni valori ottenuti può aiutare a centrare i tag per quanto riguarda il SEO.

Qui per questo post: tagcheck        

Ogni post corrisponde ad un singolo file rtf. È possibileesportare’ il file in formato MarkDown.

Altra cosa importante è la gestione delle versioni che troverete nel menu file. Se il sistema ti fa salvare, e non si interrompesse di continuo di suo, ti mostrerebbe le diverse versioni in fase di edizione e si può scegliere da dove fare un rollback.

Conclusioni.

Il programma avrebbe davvero delle potenzialità interessanti, ma nella versione scaricata dall’AppStore di Apple è troppo instabile: nel provare a scrivere questo pezzo, che comunque ha avuto necessità di aggiustamenti una volta trasmesso verso Medium e/o verso il mio account WP, si sarà bloccato almeno una ventina di volte con uscita anomala gestita dal sistema operativo.

Probabilmente la versione disponibile ha delle API non sono aggiornate, perché le correzioni principali sono state quasi tutte di impaginazione in particolare modo per quanto riguardava gli elenchi puntati.

La caratteristica principale invece funziona bene anche in italiano: segnalazione di parole errate in grassetto rosso e di problematiche grammaticali e/o logiche, in verde ed in aggiunta il pulsante Sy, sinonimo, lo trovo molto efficiente.

Però così no! Devono sistemare queste continue interruzioni per crash dell’app ad ogni due per tre !!

Provatelo se volete, tanto è a costo zero sull’app store almeno.

JC

Storie di dolore

Dolori non classificati dalla medicina, ma che noi viviamo costantemente.

Esistono persone che, ai giorni nostri, soffrono; soffrono tanto, di continuo, come nel mio caso, persino in maniera perenne da molti anni. Direte che c’è di strano? Il mondo è pieno di malati! Vero, ma la categoria di cui parlo è un po’ particolare: siamo persone che soffrono, ma che i medici non sanno come aiutare, perché, con tutta la loro buona volontà, questi non riescono a trovare l’origine del nostro problema.

Nel mio caso, un mattino qualsiasi, di giorno qualsiasi intorno i trentacinque anni, mi son svegliato con un dolore ad un piede. Mi son detto sarà una stupidaggine, e scherzosamente mi son detto che stavo invecchiando. Mi aspettavo che, con il solito analgesico generico che avevo sempre usato, sarebbe passato entro poco tempo, e non ci ho pensato mentre passavano le ore. Arrivò la sera ed il dolore era sempre li, non fortissimo in quel momento, ma era sempre li, costante, pulsante, presente senza farsi però troppo notare. E fu nei giorni successivi che capii che qualcosa era cominciato, ma mai avrei pensato che non sarebbe più finito!

Dicerto il periodo successivo, e non certo inteso come una manciata di giorni, non è stato come mi aspettavo: anni di esami, test, ricoveri e delusioni. La delusione era sempre la componente finale di qualunque tentativo: perché alla fine la risposta era sempre la stessa: “Lei è sano come un pesce, e non riusciamo a capire il suo dolore da dove provenga.”

Immagino anche altre persone a cui sia capitato: la delusione, per quanto sempre meno sorprendente, perché ormai diventava una consuetudine, ormai era una una conclusione abituale; qualunque tentativo si facesse si finiva sempre per restare delusi; sapere di stare male, e di starci parecchio, e non riuscire a trovare una ragione, corrispondeva a sapere che si stava male e che le cose sarebbero solo peggiorate, visto che non si capiva perché.

Intanto quel dolore che era iniziato da un piede, continuava ad espandersi: nel giro di pochi anni il dolore interessava ormai l’intera gamba ed iniziava a coinvolgere anche l’altra.

Fu in quel periodo che sembrò esserci una speranza: durante l’ennesima tornata di esami sembrò che avessi l’artrite reumatoide. Mi dissi che finalmente c’era una malattia su cui lavorare, una malattia su cui si potevano fare delle terapie, verificare clinicamente dei miglioramenti. Ero contento come non mai. Mi era stato spiegato che era una patologia da cui non si guariva, ma che esistevano comunque terapie che potevano migliorare significativamente la mia qualità di vita quotidiana. Così iniziai le terapie, e sembrava che le cose migliorassero un pochino, ma dopo diversi mesi di terapia mi resi conto che, a fronte delle terapie che stavo facendo, e parliamo di antitumorali a basso dosaggio e quantità di cortisone tali da mantenere una piccola casa farmaceutica da solo, i benefici non corrispondevano all’impiego di tali dosi.

Se ne rese conto anche il reumatologo che mi seguiva e così ennesimo ricovero, altri 30 giorni in ospedale, rivoltato come un calzino per ancora una volta. Di nuovo mi aspettavo di restare deluso: e così fu. Alla fine mi sentii ripetere la solita frase: «Ci spiace, per quanto riguarda l’artrite reumatoide, adesso è a posto, per il resto ci risulta sano come un pesce.»

Interessante, peccato che i miei dolori fossero sempre presenti, costantemente, come da quando era iniziata la questione dell’artrite reumatoide. Fu solo quanto minacciai di dovermi portare fuori a forza dal reparto, perché i dolori erano ancora presenti, che scappò loro qualche vaga informazione sulla terapia antalgica. «Esiste una nuova branca della medicina che si occupa di gestire il dolore in pazienti come lei, in cui non si capisce l’origine dello stato doloroso.» Fu tutto quello che riuscii a sapere da loro: sembravano non volersi sbilanciare, come se darmi indicazioni su questa nuova, che nuova non era per nulla, branca diminuisse il loro prestigio, tanto da non volermi dare nemmeno una indicazione di massima di chi poter contattare. Alla fine san Google mi venne incontro: trovai un medico che praticava questa specializzazione che addirittura metteva il suo numero di cellulare personale sulla sua propria pagina web!!

Chiaramente l’ho contattato e da li la mia vita è decisamente migliorata, almeno per qualche anno. Seguendo le sue disposizioni, e con dosi nemmeno così eccessive di analgesici specifici, ho ripreso a vivere, almeno per un certo periodo. Le cose sono andate bene per diversi anni: quando il dolore superava il livello del farmaco mi veniva innalzata la dose di una certa unità in milligrammi e, per altri mesi o addirittura anni in certi casi, ero di nuovo a posto.

Mi aveva avvisato però che non si poteva fare questo gioco al rialzo all’infinito: ad un certo punto avremmo raggiungo un livello critico oltre il quale non si sarebbe potuti andare, ma Gerardo, sempre positivo, mi disse «Quando succederà troveremo un’altra soluzione.» E così fu in effetti. Dopo diversi anni di questa terapia al rialzo raggiungemmo il famoso livello critico, che lui non mi aveva mai comunicato quale essere, per ovvi motivi psicologici. Quando me lo disse mi sentii la terra cedere sotto i piedi: ed adesso ? Cosa si poteva fare, come sopravvivere al dolore perenne che di nuovo saliva di intensità ormai su entrambe le gambe coinvolgendo le anche persino?

Gerardo mi disse che c’era una possibilità: un impianto sottocutaneo per l’elettro stimolazione dei grandi nervi che trasmettono il dolore dagli arti inferiori. Praticamente questa stimolazione, continua o meno a seconda di come avesse funzionato su di me, avrebbe confuso il cervello sulla natura dei segnali che questi nervi inviavano, rendendolo così capace di non interpretare il dolore come tale, ma un fastidio; non essendo certo che avrebbe funzionato bisognava fare un periodo di prova con l’apparecchiatura connessa in maniera temporanea esterna al corpo, escluso il sondino che si infilava nella colonna vertebrale. Avrei dovuto stare molto attento a non impigliare mai quel cavo a penzoloni, che mi usciva dalla pelle, per tutto il tempo e se, ripeté con enfasi se, la cosa avesse funzionato, allora avrebbe proceduto con l’inserimento definitivo sotto cute, ma dovevo anche tenere conto in quel caso, che periodicamente avrei dovuto sottopormi ad interventi chirurgici per la sostituzione della batteria dell’apparecchio.

Lamia risposta fulminea fu solo «Quando cominciamo il periodo di prova?». Credo Gerardo se lo aspettasse e così in tempi, relativamente brevi, mi fu impiantato il sondino nella colonna vertebrale ed inizio il periodo di prova. La prova andò a buon fine, così qualche mese dopo mi trovavo sul lettino della sala chirurgica con Gerardo che mi sistemava tutto l’impianto sotto cute. Da allora son passati un paio di anni, ho già affrontato il primo intervento di cambio batteria, ed adesso a distanza di un altro anno sono quasi pronto per eseguire il secondo cambio batteria.

Capiamoci: questa apparecchiatura non mi ha fatto tornare a praticare arti marziali, o mi ha fatto tornare a fare le mie, tanto mancate camminate in montagna, ma quanto meno, vivo in casa una vita accettabile, riuscendo anche a lavorare , da casa ok ma comunque almeno qualcosa riesco a fare!!

Perché hai voluto raccontarci questa storia, molti di voi si staranno chiedendo: per tre semplici motivi:

  1. Vorrei che molta più gente capisse quello che altre persone in condizioni come la mia, se non peggiore, vive. Quando sento la gente lamentarsi delle sciocchezze quotidiane tendo a diventare iroso. Mi domando come faccia la gente a non ringraziare ogni giorno di vivere una vita in salute; mi rendo conto che forse anch’io prima che questa avventura iniziasse, sicuramente, ero come tutti gli altri, ma ora che ci sono dentro, darei non so cosa affinché la gente capisse che esistono molte persone nelle mie condizioni. Nemmeno io lo immaginavo, ma frequentando spesso gli ambulatori di Terapia Antalgica, vedo quanta gente si trova costretta a confrontarsi con situazioni di dolore perenne del quale non si riesce a determinare la causa, con il risultato, come successe a me, di non trovare terapie utili a lenire il dolore.
  2. Vorrei che fosse fatta molta più attività divulgativa, su questa branca delle medicina. Io stesso ho introdotto alcune persone, affette da dolore cronico sia dovuto a malattie conclamate, che a situazione come le mie in cui le origini non si capiscono, a questo modo di affrontarlo. Certo, mi rendo conto che doversi adattare a terapie a medicinali molto forti, che inducono dipendenza, può spaventare molti, ma fidatevi: se uno deve vivere tutto il giorno, di tutti i giorni, un dolore che non da tregua, allora delle dipendenza a quel punto se ne fregherà assolutamente.
  3. Vorrei, anche, che chi ha a che fare con persone nel mio stato per motivi professionali, faccio un esempio banale: la commissione medica patenti, fosse più comprensiva nel capire che noi siamo già in condizione di svantaggio, se poi ci si mettono pure loro a complicarci la vita, non è che non facciamo i salti di gioia!!! Io, per esempio, ho dovuto rinnovare la patente negli ultimi 4 anni ogni santissimo anno, questo perché la CMP ha ritenuto che dovessi essere rivisto, anno per anno, per capire se peggioravo o meno, e posso capire dal loro punto di vista questa cosa, ma non la capisco quando, alla prima visita fatta, scopro che nemmeno conoscevano il farmaco che assumevo contro il dolore e che, seppure in dosi molto più basse, devo, e dovrò, continuare a prendere per il resto della mia vita. Quest’anno, non mi chiedete il perché, ma mi hanno graziato rinnovandomi la patente per ben due anni!! Dico ben due.

Vorrei anche che chi ha a che fare con persone nel mio stato per motivi professionali, faccio un esempio banale: la commissione medica patenti, fosse più comprensiva nel capire che noi siamo già in condizione di svantaggio, se poi ci si mettono pure loro a complicarci la vita, non è che non facciamo i salti di gioia!!! Io, per esempio, ho dovuto rinnovare la patente negli ultimi 4 anni ogni santissimo anno, questo perché la CMP ha ritenuto che dovessi essere rivisto anno per anno per capire se peggioravo o meno, e posso capire dal loro punto di vista questa cosa, ma non la capisco quando, alla prima visita fatta, scopro che nemmeno conoscevano il farmaco che assumevo contro il dolore e che, seppure in dosi molto più basse, devo, e dovrò, continuare a prendere per il resto della mia vita. Quest’anno, non mi chiedete il perché, ma mi hanno graziato rinnovandomi la patente per ben due anni!! Dico ben due.

Comunque dell’interazione della nostra situazione medica con il mondo intorno a noi con cui dobbiamo interagire parlerò in un altro post.

Se qualcuno si trova nelle mie condizioni, o si vede in una condizione simile alla mia, e volesse informazioni sulla Terapia Antalgica, mi contatti pure che cercherò di rispondere a qualsiasi domanda.

Uso di ecryptfs per crittografare cartelle di dati importanti.

Girovagando per internet, mi sono imbattuto in uno dei tanti post sulla configurazione ed utilizzo di ecryptfs-utils per poter usare cartelle crittografate da montare al momento del bisogno. Al solito, il post, ha diversi errori per cui alla fine il risultato non è quello che uno si aspetta. Questa situazione, era quella quella che odiavo maggiormente quando ero un novizio: seguire un howto alla lettera ed alla fine non ottenere quello che nel documento era promesso, e non per errori miei, ma per errori di chi aveva scritto il documento stesso.

Per cui eccomi qui a riscriverlo di sana pianta con l’auspicio che, chi si imbatta in questo post ne, possa trovare vantaggio ottenendo quello che che gli viene promesso, quindi iniziamo. Continue reading →

Linux on a Mac

 

Come avere un sistema linux su una macchina Apple senza perdere l’oSX già installato a bordo e senza impazzire!!

 

È da diverso tempo, che leggo in giro varie documentazioni che spiegano, tra un artificio e l’altro, come riuscire a sfruttare tutta la potenza di un computer Apple usando al posto del suo sistema nativo, l’oSX, una distribuzione linux.

Ho trovato tantissima documentazione, sia in inglese che in italiano, ma già il fatto che la maggior parte della documentazione risulta essere specifica per una distribuzione o l’altra mi ha fatto spazientire, non parliamo poi delle solite guide scritte, da chissà chi, alla fine delle quali ti ritrovi con una macchina inchiodata con uno schermo nero e doverti reinstallare tutto dal tuo fidato backup, se l’hai fatto, o, e peggio per te se non l’avei fatto, da zero.

Che fare dunque? Mi son chiesto più volte:”Possibile che non esista un modo rapido, ma sopratutto sicuro, per avere una partizione, interna o esterna su chiavetta o disco USB che fosse, senza dover diventare pazzi?”

Una volta per i driver del disco, una volta per i driver video, una volta per driver di rete, fissa o wifi che fosse, insomma in ogni guida manca qualcosa che permetta di poter fare una classica installazione da una ISO pulita e che al primo reboot, una volta premuto il tasto ALT, compaia la selezione “Linux o oSX” da cui poter scegliere?

Cosi mi son messo a pensare in maniera alternativa e un modo l’ho trovato: sicuramente altri l’hanno trovata prima di me, ma pare che nessuno di questi si sia preso la briga di condividere la propria soluzione, quindi andiamo a vedere subito come fare:

Prerequisiti:

 

  • Un sistema oSX, meglio se aggiornato e funzionante regolarmente: non deve essere stato appena installato, l’importante che funzioni regolarmente;
  • Un disco o chiavetta USB con dimensioni sufficienti a contenere il vostro sistema operativo Linux più tutto lo spazio che vi servirà per farci stare i vostri dati e tutti i software che vorrete installarci.
  • una ISO della vostra distribuzione preferita, in questo esempio io installerò una LinuxMint Mate 18.0, ma potete usare quella che vi pare, fosse anche una Gentoo da installare da zero (a patto che sappiate come installare una LFS)!!
  • software VritualBox, con Extention Pack, per oSX già installato.

 

Non serve altro, tutto qui: basta che questi quattro requisiti siano soddisfatti e siete pronti a partire per la vostra installazione.

Chiarisco una cosa prima di proseguire: alla fine della procedura vi troverete in questa situazione:

  1. Avrete ancora il vostro Mac con il vostro oSX, cosi come era prima della procedura: sul vostro Mac nulla sarà cambiato;
  2. Avrete un disco esterno, o una chiavetta USB  che sia, con a bordo tutta la vostra installazione fresca e fumante, pronta ad essere avviata usando il tasto ALT durante un normale reboot. (Di questa cosa parleremo più a fondo verso la fine del documento)

Primo step.

 

Questa è una cosa importante: se avete già installato VirtualBox, assicuratevi di avere l’ultima versione installata, altrimenti rischierete di avere problemi. Se invece la state installando da zero, il problema non si pone, visto che quando la scaricherete da questo link avrete l’ultima versione per forza di cose!!

Appena installato VirtualBox consiglio, per avere i driver anche per USB3 ed altre cosette, di installare anche il pacchetto che porta il nome Extention Pack. Lo trovate qualche riga più in basso da dove avete scaricato VirtualBox, per la precisione qui.

Una volta che avrete installato VirtualBox, basterà fare doppio click sull’Extention Pack affinché venga aperto automaticamente da VirtualBox stesso e provveda lui all’installazione.

Quindi ripeto: prima installare VirtualBox; ad installazione terminata installare poi, l’Extention Pack.

Secondo step.

 

Se il disco o la chiavetta sono vergini andate in Applicazioni–>Utilituy ed avviate Utilità Disco. Inizializzate il device su cui volete installare il vostro linux, e create una sola partizione, tanto poi la dovrete cancellare al momento dell’installazione; io l’ho partizionata con il file system  MsDos; ripeto: tanto la cancelleremo una volta avviata l’installazione.

Terzo step.

 

Avviamo VirtualBox e creiamo una macchina virtuale specificando che sarà una macchina Linux del tipo che decidete voi. Quando vi chiederà che disco volete creare date sempre invio accettando le risposte di default. Al momento di specificare la dimensione del disco, date una dimensione che volete, tanto il disco virtuale nemmeno lo utilizzeremo. Fate attenzione a configurare la nuova macchina virtuale come se davvero la voleste installare come una macchina virtuale: memoria per la scheda grafica, scheda/e di rete sia LAN che wi-fi, mouse o tavoletta, io uso un trackball usb ed ho settato un normale mouse e funziona benissimo.

Quello che è fondamentale che sia configurato, pena il fallimento dell’installazione, è il tab delle porte: dovete specificare che sono attive le usb e se solo 2.0 o anche 3.0, altrimenti rischiate che al momento di avviarsi il kernel non veda più l’usb e addio caricamento della macchina linux appena installata!!!

Questo è lo snap della configurazione della macchina temporanea che ho creato per installare la mia LinuxMint Mate su un disco esterno USB2 da 500GB:

Come vedete l’ho definita come una Ubuntu generica a 64bit, 2GB di ram, 4 processori, 128Mb di ram video, Accelerazione 3D abilitata; sul controller dischi ho il disco virtuale, che non useremo in realtà ripeto, il driver audio proposto di default, la scheda di rete che ho impostato come bridge sulla mia scheda di rete thunderbolt ed infine l’attivazione delle porte USB.  Importantisimo: sulla seconda porta del controler disco, come cd, ho indicato il file ISO della mia distribuzione: se non la indicate, ovviamente non avrete nulla da installare !!

Quarto step.

 

Avviate la macchina virtuale appena creata: chiaramente lasciate partire il sistema in modalità live; una volta avviata la macchina, di solito, sul desktop comparirà una icona da cliccare per avviare l’installazione.

PRIMA di avviare l’installatore andate sul menù Dispositivi->USB di VirtualBox e selezionate l’unità, disco o chiavetta che sia, su cui volte installare linux. Nel mio caso era un disco da 500Gb. Questo passaggio serve a rendere visibile il disco in questione al sistema di installazione: se saltate questo passaggio, quando sarete nella fase di selezione del disco di destinazione per l’installazione di linux non vedrete il vostro disco/chiavetta e dovreste ricominciare tutto da capo.

Nota: Per fare si che il disco sia ‘agganciabile’ al vostro ambiente di installazione, non deve essere montato e disponibile per il Mac. Come sapete quando attaccate un disco esterno il sistema lo ‘monta’ automaticamente. Essendo già ‘montato’ VirtualBox ve lo elencherebbe, ma in grigetto impedendovi di selezionarlo; per cui prima di tentare di agganciarlo, ricordatevi di smontarlo dal Mac cliccando sulla freccia a destra del nome del disco che compare in Finder:

 

Per chi non fosse pratico la freccia a cui mi riferisco è quella nel cerchio rosso.

Solo dopo aver cliccato quella freccia il disco scomparirà dalla lista dischi montati e diventerà utilizzabile da VirtualBox per la vostra installazione.

Quinto step.

 

A questo punto fate partire l’installatore e proseguite come in una normale installazione di linux. L’unica accortezza che dovrete avere saranno le seguenti due:

  1. al momento di scegliere come e dove installare la distribuzione, scegliete il disco giusto, mi raccomando: che non andiate a sovrascrivere il vostro disco Mac (di norma il disco Mac è /dev/sda) !!!
  2. Una volta scelto il disco decidete, come meglio vi trovate, se usufruire del partizionamento automatico da parte dell’installatore o se volete partizionarlo a mano.

Nota: Io, di norma, opto sempre per la seconda possibilità: in questo modo posso mettere l’area di swap in cima; la partizione di boot, che viene letta di norma solo all’avvio ed in caso di aggiornamento del kernel, in fondo; ed in mezzo una, o più, partizioni a seconda del tipo di installazione che volete fare: una partizione unica per tutto, partizioni separate per sistema e utenti utente (/home), una partizione per i dati da scambiare con altre macchine (/dati) e cosi via.

L’unica cosa fondamentale, pena la mancata partenza all’avvio, e ricordarsi di istruire l’installatore affinché installi il GRUB nella radice del disco usato per l’installazione.

Per esempio se usate il disco /dev/sdd con le varia partizioni (occhio: di solito /dev/sda è il disco Mac per cui evitate di toccarlo!!), dovete specificare che GRUB va installato in /dev/sdd e non per esempio in /dev/sdd3 perché quella l’avete dedicata a /boot. Il loader DEVE stare nella radice del disco quindi, nel nostro esempio in /dev/sdd.

A questo punto proseguite con l’installazione sino alle fine. Vi verrà richiesto se volete proseguire a sperimentare il sistema in uso usufruendo del disco live o se volete riavviare per far partire il sistema appena installato: NON CLICCATE ‘RIAVVIA‘ !!!! Vi siete scordati che non abbiamo installato una macchina virtuale classica vero  ??? 🙂

A questo punto resta da verificare se la nostra installazione sia andata a buon fine o meno, quindi:

  • spegnete (NON RIAVVIATE) la macchina virtuale;
  • uscite da VitualBox;
  • uscite da altre eventuali applicazioni aperte;
  • controllate il volume del vostro Mac: se non è abbastanza alto da sentire il ‘boing’ al riavvio, non saremo in grado di capire quando far partire il nostro nuovo disco con linux; 
  • riavviate il vostro Mac;
  • appena sentiamo il ‘boing’, premete e tenete premuto il tasto ALT (quello centrale dei tre in basso sulla tastiera). Io uso sempre quello di sinistra, ma presumo che sia indifferente la posizione del tasto ALT usato se destro o sinistro;
  • mantenete premuto il tasto ALT, (se sollevate il dito riavviate il Mac di nuovo!!!) fino a che compare la schermata di oSX per la selezione del disco da usare per l’avvio e se avete fatto tutto bene avrete tre dischi elencanti; primo: un disco Mac; secondo: un disco di Ripristino per emergenza Mac; terzo: et le voilà: il vostro disco Linux!!
  • Non cercate di usare il mouse in questa fase: ne oSX ne Linux avrebbero ancora caricato il rispettivo driver. Usate i tasti freccia per selezionare il terzo disco e premete invio e attendete: tempo qualche secondo, a seconda che usiate USB3 o USB2 e dalla anzianità del disco USB  (si sa che per fare queste prove di solito usiamo i dischi più vecchi eh eh eh ) e il vostro linux comincerà a sciorinare, sul monitor, le classiche righe di caricamento del kernel ed infine la GUI del vostro DE scelto in fase di installazione.

 

Piccola nota: perché usare VirtualBox e non far partire direttamente il CD di installazione sempre con il sistema Avvio-> Boing -> Pressione tasto ALT ?

Perché cosi i driver video, audio, scheda di rete, scheda wi-fi saranno quelli di VirtualBox e di conseguenza caricati senza fare storie. Chiaro: non saranno il massimo se volete attrezzare una stazione da gioco, ma per un uso Desktop o per sviluppo software, vi garantisco che funziona perfettamente.

Ultima cosa, che dovreste aver già intuito: in questo modo, questa chicca di disco installato con i driver di VirtualBox ,lo potete far partire su qualunque sistema Mac che abbia un età pari o più giovane del vostro; basterà usare sempre il sistema del tasto ALT dopo il ‘boing’ del (ri)avvio!!

E con questo è tutto!!!

Se vi serve qualche altra specifica, scrivetemi pure a jcurto CHIOCCIOLA protonmail PUNTO com e per quello che posso sarò lieto di rispondervi.

Buon divertimento !!

JC

P.S.: se avete, per sbaglio, definito il volume in fase di partizionamento come MBR il sistema di scansione in fase di boot (boot -> boing -> tasto ALT) del Mac non rileverà il vostro disco. Vi restano due soluzioni a questo problema:

  • Ripetete la procedura sopra descritta definendo il boot del disco come EFI;
  • oppure installare reFind, un boot loader che risolverà in un colpo solo tutti i problemi di rilevamento di qualunque sistema operativo in fase di boot.

Di reFind parlerò nel prossimo post.

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Amici Miei ….

Perché la vita deve sempre essere interpretata come una visione in bianco e nero e non considerando le sfumature infinite di grigio che passa da un colore all’altro ?
 
Ho una coppia di amici in crisi … uno dei due ha deciso di trasferirsi per motivi vari, l’altro vive la cosa come se fosse un primo passo verso l’incastro finale (leggi convivenza).
 
Uno ha motivazioni sicuramente legate al compagno, ma con tante altre variazioni sulle origini della propria scelta: la poca dimestichezza con la famiglia, un lavoro che non lo soddisfa, una mancanza quasi totale di relazioni sociali li dove abita, per carità la cittadina è piccola ( si si la gente mormorerà anche ma non credo questa sia una delle motivazioni). 
 
Qui pensa di trovare più opportunità di lavoro, ha già diversi amici, potrebbe in un tempo ragionevolmente breve, avere il proprio compagno in zona (al momento sta in un altra città) … insomma le motivazioni sono diverse e parecchie. Forse l’errore più grande è stato pensare di fare tutto senza coinvolgere dall’inizio il suo compagno, che dal canto suo, e direi in parte a ragione, si sente escluso da decisioni importanti che bene o male lo coinvolgono.
Dall’altra parte c’è un carattere tremendamente ‘pragmatico’. Nulla va fatto senza analisi, contro-analisi, studio delle possibilità, studio di fattibilità, analisi delle conseguenze e, non per ultimo, le conseguenze dirette sul loro rapporto.
Sono due mondi che si scontrano… uno istintivo, quasi da istinto di sopravvivenza, l’altro analitico, quasi vulcaniano.
 
Che fare? Appoggiare uno o l’altro rende automaticamente partigiani nei confronti dell’uno o dell’altro e conseguentemente ‘nemico’ dell’altro. Restarne fuori è dura… uno è un carissimo amico … l’altro è il suo compagno.
 
Bella situazione davvero… eppure basterebbe parlare. Il pragmatico mi direbbe “e cosa credi abbia fatto ???”, lamentando al contempo (ed ammetto giustamente) che è stato tenuto all’oscuro di tutto. L’altro vistosi attaccato si arrocca in posizioni di difesa forse troppo fondamentaliste vista la situazione “la vita alla fin fine è mia per cui decido io !!”
 
Vorrei che entrambi capiste che avete ragione/torto al contempo. Può sembrare un paradosso, ma non lo è per nulla.
Un rapporto di coppia a mio avviso è un continuo misurarsi e confrontarsi. Però se il gioco diventa “te ne parlo discutiamone” e lui “parliamone ma ho ragione io prima ancora di avviare la discussione” allora diventa una chiacchierata tra sordi !!
 
E’ una partita persa in partenza: non se ne verrà più fuori. Sono dell’idea che una storia arrivata quasi ad un anno di vita, che nel nostro ambiente è già di per se un caso eccezionale, meriti uno sforzo in più.
 
Ok uno ha deciso senza interpellare l’altro, l’altro si sente sminuito e fa la cassandra prevedendo, secondo il proprio modo di ragionare, disfatta su tutti i fronti…. però ragazzi io sono convinto che esiste una giusta soluzione a tutto.
Anche noi nonostante i nostri 10 anni di relazione abbiamo avuto i nostri alti e bassi. E alcuni bassi sono sembrati un baratro senza fine al momento eppure si sono risolti.
 
E’ solo questione di volerlo. Se alla fin fine uno dei due o entrambi sentono che non c’è via di uscita allora forse guarderei più a fondo nel rapporto di coppia per vedere se il vero motivo del contendere possa essere altro. E se si trova il consiglio è sempre quello: parlare parlare parlare.
 
Spero vivamente che sta cosa si sitemi: uno dei due si l’altro forse non ancora, ma la vostra situazione si riflette anche sugli “A”mici che risentono dei vostri malumori… non in senso negativo, ma nel senso che restiamo in apprensione per voi … sperando che le cose prendano una direzione positiva.
 
Non ci fa piacere vedere degli amici soffrire indipendentemente dalla causa o da chi ha avviato la cosa.
Coraggio …. un ramoscello di ulivo a testa e fatevi avanti ….
 
Aspetto BUONE notizie
JC