… al momento penso: e se non fosse più così doloroso ?

Provate ad immaginare una giornata senza dolore: prendiamo un orario casuale da dove cominciare a pensarci, la notte per esempio.

Immaginatevi una notte di sonno passata senza mai svegliarvi di soprassalto per un dolore acuto ad una gamba, solo perché vi siete girati dal lato sbagliato, ed immaginate che vi succeda più e più volte durante una notte. Quanto dareste per fare una notte intera di sonno tranquilla?

Immaginate nell’alzarvi la mattina, ci provate come fan tutti e che una fitta improvvisa vi ricordi che non potete farlo in quel modo: dovete usare quel metodo sviluppato nel tempo, che vi permette di mettervi seduti sul bordo del letto subendo una quantità minima di dolore per riuscirsi. Dovete contorcervi come un bruco su una foglia per riuscire  guadagnare il bordo del letto e riuscire alla fine a prendere fiato. «ok ormai e fatta» direte voi, ma nemmeno per sogno: adesso dovete vestirvi! Ognuno segue la propria consuetudine nel farlo; io inizio dalla maglietta e fin qui la cosa risulta facile, ma poi tocca ai calzini e cominciano i guai: dovete, e sapete che per quanto vi contorcerete non riuscirete a farlo senza provare dolore, infilarvi i calzini, uno alla volta ed ogni movimento nel farlo sarà fonte di un dolore che non potrete evitare; il solo piegare la gamba per avvicinare il piede al ginocchio opposto, su cui appoggiarlo per il breve tempo necessario sarà fonte di dolore, breve, si, ma intenso abbastanza da farvi digrignare i denti per non lamentarvi e spaventare chi vi sta accanto nel lettone. Devi solo decidere con quale dei due piedi iniziare: sai che uno sarà meno doloroso dell’altro, ma sai anche che comunque dovrai mettere il maledetto calzino ad entrambi, per cui respiro profondo e forza! Alla fine, indubbiamente, ce la farai, ma sai già quale sarà il costo in termini di dolore e che non c’è modo di evitarlo. Fatta anche questa: adesso i pantaloni, a parte piegarsi per infilare le gambe dentro, per il resto è abbastanza indolore, si fa per dire!!! Ok ti sei vestito, ed adesso? Adesso la parte più divertente: devi alzarti ed affrontare una giornata in cui sai che il dolore che hai appena sopportato è solo l’inizio: sarà così per tutto il giorno, che tu ti sieda per fare colazione, che tu ti alzi per andare in bagno, che ti venga l’idea insana di fare un riposino nel pomeriggio. Sai già che la tua giornata sarà una giornata che avrà circa questa formula: un movimento=una dose di dolore. Divertente vero? E poi non scordate che sarà così per il resto dei vostri giorni con l’allettante prospettiva che sarà forse anche peggio con il passare del tempo.

È questa la tua vita nonostante gli apparecchi che ti hanno impiantato per cercare di diminuirlo il dolore, e te lo ha diminuito non c’è che dire, pensa come sarebbe se fosse ancora allo stato ‘puro’ cioè non mitigato dall’impianto sotto pelle e dai medicinali che prendi e prenderai per il resto della tua vita!

Adesso aggiungici che hai la grandissima fortuna di aver trovato l’amore della tua vita: ti sta a fianco dall’inizio di questa situazione, vive seguendo i tuoi ritmi, vivi una vita a metà e non completa solo perché ha deciso di stare con te anche nei momenti peggiori. Sai che lui non ha una vita sociale, non ha amici, non ha, più, hobbies, non esce la sera, non val al ristorante durante un fine settimana, non va in ferie quando ne avrebbe più che meritato diritto. Tutto perché ha deciso che tu sei la persona con cui vuole stare fino alla fine, e farà di tutto per non farti pesare la tua condizione.

Ok hai pensato a tutto questo? Hai provato ad immedesimarti in questa situazione? Bene adesso dimmi con che coraggio ti lamenti del vicino rumoroso, del collega antipatico, della coda alla cassa del supermercato, del traffico in città, delle stagioni che non ci sono più, insomma dimmi con che coraggio ti lamenti delle sciocchezze quotidiane, per cui, ancora immedesimato nella situazione di prima, daresti un arto per poter rivivere come un tempo. È vero: siamo in pochi a vivere una vita così, ma cercate di capire come vi vediamo noi: sciocche, petulanti, lamentose persone che hanno da ridire su cose che per loro sono quotidiane. Cose per cui daremmo un mano, un braccio per poter rivivere.

Lo so, il mio è solo uno sfogo del momento, dell’adesso, del qui. In realtà, chi non vive questo tipo di vita può solo immaginare cosa voglia dire, e badate bene che c’è chi sta messo ancora peggio, un esempio banale? Chi dopo un ictus si ritrova paralizzato, ma cosciente, in un letto di ospedale, per dirne una a caso.

Perché questo testo? Perché noto troppo spesso troppa gente che si lamenta del vivere quotidiano, senza pensare minimamente che potrebbero vivere una vita molto peggiore della propria in quel momento; e stupidamente, perché penso, spero, che qualcuno leggendo questa mia considerazione, rifletta sulla stupenda vita che ha, libero da dolori, lacci e laccioli che questo dolore impone a chi li vive.

Lo so, la mia è una speranza, quasi sicuramente, vana, ma stamane, un sabato di inverno, con un sole splendido in cui avrei, in altri tempi, preso la macchina, e sarei salito a fare una camminata in montagna, con il mio uomo e il mio cane, invece sta qui a guardare dalla finestra quello che ha sottomano, ma di cui non può più godere. Mentre tu o qualcun altro si starà lamentando che è tardi, che deve andare a fare la spesa, che deve fare il bucato, che deve fare le pulizie di casa, insomma che deve fare qualcosa e non ne ha assolutamente voglia, senza pensare a chi quelle cose le farebbe più che volentieri se solo potesse ancora.

Ricordatevi bella gente: la vita è fatta di mille piccole cose, a cui non facciamo nemmeno caso per l’abitudine di averle sottomano, e mai fu più vera la considerazione di chi disse «ti accorgi di quanto ti manca una cosa solo quando l’hai persa!»

Meditate gente, meditate e vivete la vita con più gioia ed intensità quasi come fosse il vostro ultimo giorno!

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