VmWare – Modificare destinazione SnapShot da posizione di default.

 

Risultati immagini per vmware limnux snapshot manager

 

In ESX/ESXI dalla versione 3.x in poi, tutti i file componenti le snapshot sono creati nella cartella di lavoro della macchina virtuale. Di default, la cartella di lavoro è la stessa dove il file di configurazione della macchina virtuale (.vmx) è situato. Se il file del disco virtuale (.vmdk) è posizionato in un datastore diverso da quello della macchina virtuale i file del disco virtuale redolog (-delta.vmdk o -sesparse.vmdk) vengono creati insieme al file di configurazione (.vmx) della macchina virtuale anziché al file del disco virtuale (.vmdk).

In ESXi 5.0 e versioni successive, i file del disco virtuale redolog (-delta.vmdk) per le snapshot, sono collocati nella stessa directory del file del disco virtuale padre (.vmdk).

È possibile modificare la posizione (nuova directory sullo stesso datastore o su uno alternativo) in cui vengono creati i file di aggiornamento del disco virtuale (-delta.vmdk), per:

  • Creare snapshot, ma non abbastanza spazio nel volume VMFS.
  • Accensione di una macchina virtuale quando non ha spazio sufficiente per creare un file di scambio nel volume VMFS.
  • In questo doku fornisco le istruzioni per modificare la posizione della directory di lavoro della macchina virtuale predefinita utilizzata per le snapshot su ESX / ESXi 3.x e versioni successive.

VMWare ESX/ESXi 4.1 e precedenti.

  • Spegnere la macchina virtuale interessata.
  • Aprire con un editor di testo il file di configurazione .vmx. Per maggiori informazioni vedi consigli per editare un file .vmx (EN)
  • Aggiungi una riga al file di configurazione .vmx della macchina virtuale, specificando un percorso completo alla directory su un datastore per l’opzione workingDir:
workingDir = "new_path_location"

Per esempio:

workingDir = "/vmfs/volumes/46f1225f-552b0069-e03b-00145e808070/vm-snapshots"

Ciò garantisce che le snapshot create successivamente alla modifica del file di configurazione .vmx causino la creazione di nuovi file redolog (-delta.vmdk) di dischi virtuali nella directory definita. In questo esempio, i file redolog vengono creati nella directory vm-snapshots del datastore 46f1225f-552b0069-e03b-00145e808070.

Quando una macchina virtuale viene accesa per la prima volta, viene creato un nuovo file di scambio (swap) nella directory di lavoro della macchina virtuale. Per impostazione predefinita, la macchina virtuale scrive il file di scambio nella stessa directory del file di configurazione .vmx. Se desideri modificare questa posizione, aggiungi la nuova posizione a questa riga nel file .vmx:

sched.swap.dir = "path_alla_mia_cartella_definita_per_lo_swapfile"

Nota: questo passaggio è facoltativo. L’aggiunta del nuovo percorso del file garantisce che il file di swap venga creato nella directory di lavoro.

A questo punto salvare le modifiche e chiudere il file di configurazione .vmx della macchina virtuale.

Ricarica la configurazione della macchina virtuale annullando la registrazione e registrandola nuovamente nell’inventario.

Riaccendi la macchina virtuale.

VMWare ESX/ESXi 5.0 e successive.

  • Spegnere la macchina virtuale interessata.
  • Aprire con un editor di testo il file di configurazione .vmx. Per maggiori informazioni vedi consigli per editare un file .vmx (EN)
  • Aggiungi queste righe al file di configurazione .vmx della macchina virtuale, specificando un percorso completo alla directory su un datastore per l’opzione workingDir:
workingDir = "Nuovo percorso di destinazione"
snapshot.redoNotWithParent = "true"

Per esempio:

workingDir = "/vmfs/volumes/46f1225f-552b0069-e03b-00145e808070/vm-snapshots"
snapshot.redoNotWithParent = "true"

Ciò garantisce che le snapshot create successivamente causino la creazione di nuovi file redolog (-delta.vmdk) di dischi virtuali nella directory definita. In questo esempio, i file redolog vengono creati nella directory vm-snapshots.

Nota: in ESXi 5.5, se il disco virtuale è più grande di 2 TB, i file redolog saranno in formato sesparse.vmdk piuttosto che delta.vmdk.

A questo punto salvare le modifiche e chiudere il file di configurazione .vmx della macchina virtuale.

Ricarica la configurazione della macchina virtuale annullando la registrazione e registrandola nuovamente nell’inventario.

Riaccendi la macchina virtuale.

 

Rallentamenti di rete in Windows nel 2017

Stavo leggendo un post di Andrea, un amico su Quora, nel quale spiegava cosa gli aveva impedito di pubblicare, negli ultimi giorni, nuovi post proprio sul blog in questione.

La cosa mi ha piuttosto incuriosito e sono andato a vedere un po’ cosa se ne diceva in giro, sulla rete, dopo di che ho avviato la mia macchina virtuale con Windows 10 per verificare la situazione, e le cose si sono presentate molto, ma molto peggio di quello che sembrava essere inizialmente. Continue reading →

Editare file remoti in locale senza spostarli o entrare in una shell.

Logo VIMTastiera dedicata VIM

Per chi abitualmente lavora in ambiente server, succederà molto spesso di dover editare file di testo puro, che sono normalmente file di configurazione di programmi vari, oppure sorgenti di script bash o script Python o sorgenti di programmi C, che sia ansi o C++. Insomma la necessità di dover editare file di testo puro sono innumerevoli. Ci sono diversi editor testuali che si usano in questi casi. Anche perché, di norma, un sistema server, non ha un ambiente grafico, per cui il tutto va fatto in ambiente testuale. Un editor con il quale, chi fa questo genere di lavoro, ha quasi sempre a che fare è vim che di norma è installato per default su tutti gli ambienti server. Esistono anche soluzioni grafiche per vi, come gvim in ambiente GNome oppure MacVim in ambiente oSX. Continue reading →

Gestione protetta dei nostri progetti editoriali.

Un piccolo script, in bash, per editare i nostri libri mantenendoli protetti quando non li usiamo.


Può capitare a chi scrive, specialmente per diletto, di avere il computer in condivisione con altri componenti della famiglia. Oppure avendo spesso l’impulso di scrivere nei momenti liberi, di usare un computer portatile che può restare aperto in zone dove bazzica altra gente.

Può anche essere che abbiamo copia aggiornata del nostro lavoro, in progresso, in un’area in cloud, dove notoriamente non è cosa sana tenere file importanti non protetti.

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Leggere Medium.com via RSS

Oggi, da buon vecchio internauta, mi sono chiesto se fosse possibile leggere Medium.com nel vecchio stile degli RSS. Trovo i feed molto comodi per diverse situazioni, per cui mi son messo a scartabellare, googlare (Dio !!! Quanto odio questo verbo!!!) e sperimentare.

NON ho trovato documentazione a riguardo, ma facendo qualche test, a memoria, su come venivano creati gli indirizzi RSS una volta, sono arrivato a questa conclusione, sperimentata e funzionanate: Continue reading →

Dello scrivere e le mappe mentali.

Quando la tecnologia può venirci incontro.


Era un po’ che ci pensavo: usare le mappe mentali può aiutare uno scrittore a produrre meglio? Dopo molto tempo passato a pensarci alla fine ho deciso di provare e vedere che sarebbe successo. Di programmi per la generazione di mappe mentali ce sono a iosa: a pagamento, open source e gratuiti. Io per il solito problema di utilizzo su diverse piattaforme, primariamente Linux e Mac, ma anche occasionalmente windows, ho provato:

  • XMind
  • FreeMind2

Li mi son fermato perché alla fin fine, le funzioni sono praticamente le stesse per tutti. Le uniche differenze che ho notato, che fossero degne di nota, sono le capacità di esportazione/importazione da e verso altri programmi di gestione di mappe mentali. Continue reading →

Ho seguito un utente particolare per diverse settimane: e guardate cosa è successo !!!

Capirete solo se avrete la pazienza di leggere tutto il post.


Era un po’ che ci stavo pensando, ma dopo aver letto questo post, di Shaunta Grimes ero ancora più in dubbio, perché molta gente, quasi per certo, avrebbe pensato ad un post di una (io) persona invidiosa, livida per i suoi risultati etc etc, ma non è così: la mia è solo una valutazione nata da considerazioni originatesi in date molto antecedenti al suo post originale e, devo ammettere sinceramente, rinforzata dal suo ultimo post.

L’idea originale di questo post mi venne, scorrendo i titoli dei post in generale, senza uno schema preciso, come si fa appena arrivati in un ambiente nuovo, ed avevo notato questa cosa, ma mi dissi che sarei stato un folle ad affrontate l’argomento appena iscritto, per cui rimandai la cosa segandomela come da fare; oggi, però, apro Medium e vedo il post di Shaunta Grimes e mi son detto: «Ok, adesso basta: sei iscritto da abbastanza tempo da poter affrontare la questione, per cui tastiera sotto le dita e datti da fare!!!»

Allora il mio cruccio alla fine qual’è? Cruccio nel senso che mi lascia quella sensazione di sottofondo che mi infastidisce, mi disturba, mi fa sentire preso in giro, tanto che se non avessi letto il suo primo post in merito, non avrei letto il secondo: i titoli dei post scritti come ami da pesca a strascico!! Ahh finalmente l’ho scritto !!!

Vedo in Medium, e mi stupisce visto il tipo di sito per cui viene spacciato, ossia un sito per scrittori, sempre più titoli ad esca. Sapete cosa intendo vero ? Titoli come: «I blogged every day for 60 days. Here’s what happened.», oppure più fantasioso titolo del post precedente sullo stesso argomento: «I blogged every day for a month. Here’s what happened.». Chiaramente non è certo solo lei che usa questa tecnica di pesca di boccaloni a strascico: lo fanno in tanti, ma lo scopo?

Cioè fatemi capire questa benedetta Shaunta Grimes che scrive a fare? Solo per sbandierare le statistiche ai quattro venti ?

Se avete letto il suo post precedente avete capito come opera:

  • va su quora.com
  • cerca la domanda più richiesta del giorno / settimana /mese
  • scrive un post su quell’argomento
  • pubblica.

Allora, a parte il fatto che sta donna deve essere un pozzo di scienza: non è mica da tutti scrivere su tutto, e di tutto, con cognizione di causa!!

Trovo il metodo piuttosto squallido comunque: per me fare questo tipo di pubblicazione vuol dire che di tuo non hai nulla da dire, ti devi appoggiare alle domande di altri per avere un argomento su cui generare un post.

Praticamente pubblichi a richiesta: la domanda più in voga ottiene un post.

Poi sinceramente a me che hai vinto un invito, a non so che conferenza, non è che interessi più di tanto.

Voi mi direte, ma se ti sta così antipatica perché la segui ? Infatti non la seguo, è che avevo letto il post precedente ed ho voluto verificare se stava seguendo lo stesso metodo, cosa che ha confermato. Potrebbe essere stato un caso, direte voi… eh no … guadate un po’ il meccanismo dei suoi titoli:

Ora fateci caso: quante volte compare howto nelle sue diverse varianti?

Quale volte compare come prima cosa sul titolo un numero con a seguito il verbo must oppure will ?

Quante volte un titolo termina con Here’s whats happened ?

Ed infine, ma questa possono capirla solo chi è di madre lingua, l’uso dei verbi nella continuous form, quelli che terminano in ing per i profani. Per chi è di madre lingua, è provato, che l’uso della forma ing in un titolo spinge gli anglofoni a sentire un senso si urgenza di andare a leggere cosa è associato a qualcosa in evoluzione immediata.

Insomma questi trucchetti per la pesca a strascico, per attirare frotte di lettori, la conosciamo bene o male tutti noi che si fa blogging da un po’ ormai.

Quel che mi domando e come tanta gente ancora ci caschi.

Prendete l’ultimo post (che guarda caso termina proprio con « Here’s whats happened» ) alla fine cosa c’è dentro il post? Una serie infinta di statistiche, per altro non verificabili, di nuovi lettori, di nuovi followers, di nuovi iscritti alla mailinglist. A dire il vero tutte cose già scritte e ripetute in suoi precedenti post. Per cui non solo pesca a strascico, ma ti rifila pure il il piatto del giorno prima !!!

Ripeto: io contro Shaunta Grimes non ho assolutamente nulla, a parte il fastidio nel vederle usare un sistema da marketing puro per una tipologia di contenuti, in un posto dove proprio non dovrebbe ossia su Medium.com.

Lei, comunque, è solo uno dei casi… fate una ricerca per HowTo oppure How To e poi scorrete la lista delle cose scritte da chi usa questi metodi: vi comparirà, come risultato, che molto spesso è una parola/frase che compare nel 90% dei loro titoli di post.

Ribadisco certi trucchetti li conosciamo tutti, ma credo davvero che in medium.com non ce ne sia di bisogno!!! Specialmente quando al titolo roboante non segue un contenuto che valga la pena di essere letto !!!

Ahhh e scusatemi per il titolo del post 🙂 Chiaramente è uno sfottò nei confronti di chi, qui dentro, fa marketing invece che produrre materiale interessante da leggere!!

Ed adesso forza… caricatemi di m***a 🙂

Uso di ecryptfs per crittografare cartelle di dati importanti.

Girovagando per internet, mi sono imbattuto in uno dei tanti post sulla configurazione ed utilizzo di ecryptfs-utils per poter usare cartelle crittografate da montare al momento del bisogno. Al solito, il post, ha diversi errori per cui alla fine il risultato non è quello che uno si aspetta. Questa situazione, era quella quella che odiavo maggiormente quando ero un novizio: seguire un howto alla lettera ed alla fine non ottenere quello che nel documento era promesso, e non per errori miei, ma per errori di chi aveva scritto il documento stesso.

Per cui eccomi qui a riscriverlo di sana pianta con l’auspicio che, chi si imbatta in questo post ne, possa trovare vantaggio ottenendo quello che che gli viene promesso, quindi iniziamo. Continue reading →