Gestione protetta dei nostri progetti editoriali.

Un piccolo script, in bash, per editare i nostri libri mantenendoli protetti quando non li usiamo.


Può capitare a chi scrive, specialmente per diletto, di avere il computer in condivisione con altri componenti della famiglia. Oppure avendo spesso l’impulso di scrivere nei momenti liberi, di usare un computer portatile che può restare aperto in zone dove bazzica altra gente.

Può anche essere che abbiamo copia aggiornata del nostro lavoro, in progresso, in un’area in cloud, dove notoriamente non è cosa sana tenere file importanti non protetti.

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Ho seguito un utente particolare per diverse settimane: e guardate cosa è successo !!!

Capirete solo se avrete la pazienza di leggere tutto il post.


Era un po’ che ci stavo pensando, ma dopo aver letto questo post, di Shaunta Grimes ero ancora più in dubbio, perché molta gente, quasi per certo, avrebbe pensato ad un post di una (io) persona invidiosa, livida per i suoi risultati etc etc, ma non è così: la mia è solo una valutazione nata da considerazioni originatesi in date molto antecedenti al suo post originale e, devo ammettere sinceramente, rinforzata dal suo ultimo post.

L’idea originale di questo post mi venne, scorrendo i titoli dei post in generale, senza uno schema preciso, come si fa appena arrivati in un ambiente nuovo, ed avevo notato questa cosa, ma mi dissi che sarei stato un folle ad affrontate l’argomento appena iscritto, per cui rimandai la cosa segandomela come da fare; oggi, però, apro Medium e vedo il post di Shaunta Grimes e mi son detto: «Ok, adesso basta: sei iscritto da abbastanza tempo da poter affrontare la questione, per cui tastiera sotto le dita e datti da fare!!!»

Allora il mio cruccio alla fine qual’è? Cruccio nel senso che mi lascia quella sensazione di sottofondo che mi infastidisce, mi disturba, mi fa sentire preso in giro, tanto che se non avessi letto il suo primo post in merito, non avrei letto il secondo: i titoli dei post scritti come ami da pesca a strascico!! Ahh finalmente l’ho scritto !!!

Vedo in Medium, e mi stupisce visto il tipo di sito per cui viene spacciato, ossia un sito per scrittori, sempre più titoli ad esca. Sapete cosa intendo vero ? Titoli come: «I blogged every day for 60 days. Here’s what happened.», oppure più fantasioso titolo del post precedente sullo stesso argomento: «I blogged every day for a month. Here’s what happened.». Chiaramente non è certo solo lei che usa questa tecnica di pesca di boccaloni a strascico: lo fanno in tanti, ma lo scopo?

Cioè fatemi capire questa benedetta Shaunta Grimes che scrive a fare? Solo per sbandierare le statistiche ai quattro venti ?

Se avete letto il suo post precedente avete capito come opera:

  • va su quora.com
  • cerca la domanda più richiesta del giorno / settimana /mese
  • scrive un post su quell’argomento
  • pubblica.

Allora, a parte il fatto che sta donna deve essere un pozzo di scienza: non è mica da tutti scrivere su tutto, e di tutto, con cognizione di causa!!

Trovo il metodo piuttosto squallido comunque: per me fare questo tipo di pubblicazione vuol dire che di tuo non hai nulla da dire, ti devi appoggiare alle domande di altri per avere un argomento su cui generare un post.

Praticamente pubblichi a richiesta: la domanda più in voga ottiene un post.

Poi sinceramente a me che hai vinto un invito, a non so che conferenza, non è che interessi più di tanto.

Voi mi direte, ma se ti sta così antipatica perché la segui ? Infatti non la seguo, è che avevo letto il post precedente ed ho voluto verificare se stava seguendo lo stesso metodo, cosa che ha confermato. Potrebbe essere stato un caso, direte voi… eh no … guadate un po’ il meccanismo dei suoi titoli:

Ora fateci caso: quante volte compare howto nelle sue diverse varianti?

Quale volte compare come prima cosa sul titolo un numero con a seguito il verbo must oppure will ?

Quante volte un titolo termina con Here’s whats happened ?

Ed infine, ma questa possono capirla solo chi è di madre lingua, l’uso dei verbi nella continuous form, quelli che terminano in ing per i profani. Per chi è di madre lingua, è provato, che l’uso della forma ing in un titolo spinge gli anglofoni a sentire un senso si urgenza di andare a leggere cosa è associato a qualcosa in evoluzione immediata.

Insomma questi trucchetti per la pesca a strascico, per attirare frotte di lettori, la conosciamo bene o male tutti noi che si fa blogging da un po’ ormai.

Quel che mi domando e come tanta gente ancora ci caschi.

Prendete l’ultimo post (che guarda caso termina proprio con « Here’s whats happened» ) alla fine cosa c’è dentro il post? Una serie infinta di statistiche, per altro non verificabili, di nuovi lettori, di nuovi followers, di nuovi iscritti alla mailinglist. A dire il vero tutte cose già scritte e ripetute in suoi precedenti post. Per cui non solo pesca a strascico, ma ti rifila pure il il piatto del giorno prima !!!

Ripeto: io contro Shaunta Grimes non ho assolutamente nulla, a parte il fastidio nel vederle usare un sistema da marketing puro per una tipologia di contenuti, in un posto dove proprio non dovrebbe ossia su Medium.com.

Lei, comunque, è solo uno dei casi… fate una ricerca per HowTo oppure How To e poi scorrete la lista delle cose scritte da chi usa questi metodi: vi comparirà, come risultato, che molto spesso è una parola/frase che compare nel 90% dei loro titoli di post.

Ribadisco certi trucchetti li conosciamo tutti, ma credo davvero che in medium.com non ce ne sia di bisogno!!! Specialmente quando al titolo roboante non segue un contenuto che valga la pena di essere letto !!!

Ahhh e scusatemi per il titolo del post 🙂 Chiaramente è uno sfottò nei confronti di chi, qui dentro, fa marketing invece che produrre materiale interessante da leggere!!

Ed adesso forza… caricatemi di m***a 🙂

Considerazioni di un sabato pomeriggio.

Su cosa ? su Medium ovviamente !!

LogoMedium.png

Son qui, solo nel parcheggio del centro commerciale, mentre aspetto mio marito che finisca di fare la spesa settimanale. Io devo aspettarlo qui perché le gambe non mi reggono, ma ormai son anni che è così, per cui ormai è una routine: al momento di entrare, deciso in base alla dose di dolore, se seguirlo nel peregrinare tra le corsie o attenderlo in macchina al parcheggio; ed eccomi qui ad aspettarlo seduto in macchina con il mio fidato, piccolo, iPad pronto a raccogliere le considerazioni ed idee al volo.

Stavo leggendo alcuni post su Medium, questa nuova, almeno per me, piattaforma di lettura, scrittura; mentre leggevo mi domandavo come mai questa piattaforma mi abbia preso così frontalmente: da quando ho iniziato a seguirlo, sono molto spesso sulla piattaforma, sia in mobilità, per quel poco che mi muovo, ma molto più spesso dal browser, che con la ormai costante presenza di tab in qualsiasi browser fa risultare comodo avere più articoli aperti in contemporanea.

Ci sono argomentazioni tra le più disparate: dall’astronomia alla politica, ai fatti quotidiani. La cosa, secondo me, più interessante è il fatto che può essere guardato, almeno da noi vecchi della rete, un po’ come i vecchi forum, avendo la possibilità di intrattenere uno scambio di idee con l’autore del pezzo.

Altra comodità sta nel fatto che non devi avere 50 blog diversi memorizzati e doverli scorrere, magari tramite un aggregatore di flussi, per leggere tutto quello che ti interessa: è tutto li dentro. Medium quindi, ai miei occhi, risulta un forum composto da una serie di blog.

Poi ok ci sono cose più specialistiche come le pubblicazioni o le storie, che hanno un loro scopo, ma più preciso, e solo chi ha l’esigenza di usufruire li userà

La presentazione di software dedicato alla mobilità, trovando anche un client per desktop, almeno in ambiente Mac, non so per Windows, Linux esista o meno, è stata una sorpresa, non tanto per i client quanto per l’omogeneità di presentazione: che tu scriva, legga da tablet, cellulare o client desktop, l’ambiente pare davvero essere lo stesso dappertutto.

Di contro, le pecche che sono presenti su una applicazione, si propagano su tutte, costringendoti, a volte, a tornare al caro vecchio browser, per fare quello che ti serve.

Un esempio su tutti: dopo un po’ che navighi per autori, post, pubblicazioni o altro, se ti serve il menu dell’app devi scorrere all’indietro tutte le pagine che hai vistato dall’apertura di quella sessione a quel momento: sarebbe molto più comodo avere un modo o per richiamare il menu da ovunque o quanto meno un qualcosa che da ovunque si sia ti riporti alla prima pagina così da accedere al benedetto menu. Ok, non è proprio un problema invalidante, ma da browser apri un tab e vai diretto a https://medium.com e risolvi il problema !

In ogni caso trovo, quelle che vengono definite funzioni primarie molto interessanti: l’evidenziazione con la possibilità diretta di commentare con una risposta ciò che hai evidenziato. Oppure spedirlo diretto come un Tweet — perché non anche via FB ?—

L’editor: area principe per chi scrive e non mi riferisco soli commenti o risposte, ma in particolare a chi scrive racconti.

Hanno voluto levare d’impaccio chi scrive: funzioni ridotte all’osso, un paio di tipi di formattazioni, due effetti base di carattere, grassetto, corsivo e, in queso ambiente necessario diversi tipi di citazioni. Niente sottolineature, giustificazioni o altre cosette tipo scelta, quanto meno, del tipo di carattere se Serif o Sans Serif.

C’è un correttore ortografico, che devo dire ahimè, zoppica un pò ed ovviamente essendo sul loro server, non permette operazioni tipo apprendi parola oppure ignora parola e personalmente trovo odioso cliccare su Pubblica e farlo vedendo quelle sottolineature rosse in giro per i miei testi. Ma tant’è, o così o pomì.

Io, per si e per no, edito il testo altrove con un robusto correttore e presenza di sinonimi e contrarti così da aiutarmi anche a non essere ripetitivo nell’uso di verbi, complementi, aggettivi e quant’altro. Alla fine quando sono soddisfatto un bel copia ed incolla senza formattazione e risolvo il problema alla base.

L’incolla senza formattazione, mi serve, perché i miei documenti di default hanno tutta una serie di impostazioni, che l’editor di Medium rifiuta, per cui risulta più veloce e pulito inserire testo non formattato e formattarlo con i mezzi offerti dal sistema così da rendere tutto compatibile con le altre pubblicazioni presenti on line.

Pubblicazione: probabilmente è nata con una scopo diverso di quello per cui io la uso. Personalmente sto usando una pubblicazione per pubblicare un mio scritto, con cadenza settimanale per capitolo. So che rispetto alla loro idea di pubblicazione è un uso limitato, ma io mi ci trovo bene devo dire.

Storie: sembrava l’ideale per serie di capitoli uno in fila all’altro, ma non è fattibile. Troppo limitato lo spazio fisico, ed un capitolo anche piccolo risulta alla fin fine troppo lungo da gestire. Forse l’hanno creato più per un uso tipo giornalistico veloce, che per racconti veri e propri. Poi, come io uso forse in maniera distorta la pubblicazione, qualcun altro troverà un modo per piegare le storie a propria necessità. È il bello della tecnologia: di un oggetto informatico si può fare quello per cui era stato costruito oppure usarlo come meglio a noi piace !!

Insomma, alla fin fine che dire di Medium? Sicuramente, per quanto mi riguarda, una gran bella novità. Mi ci trovo bene forse proprio per quel profumo antico di forum stile primi anni di internet, oserei quasi dire ai tempi delle BBS se non fosse che adesso le reazioni possono essere immediate contrariamente ad allora.

Ci sarebbero da migliorare alcune cosette, ma questo vale per qualsiasi piattaforma. L’unica cosa che non perdono loro, si ok si fa per dire, e aver liquidato Medium Italia che è una comunità non proprio composta da quattro gatti:

Medium Italia.png

Insomma 10700 utenti registrati non sono pochi per una comunità locale (inteso in senso europeo). L’averla liquidata per non pagare più lo stipendio a chi la seguiva l’ho trovata una cattiveria; prima fai sgobbare chi ti tira su la comunità, poi fatto il lavoro:  «saluti e baci non mi servite più». Ok Medium è americana, e loro ragionano così, però non mi piace comunque come si sono comportati in questo frangente quelli di Medium.

In ogni caso, al momento quanto meno, il tempo passato sulla piattaforma paga per cui continuerò a bazzicarla.