Sei un blogger ? Ti presento ScirbeFire. (parte seconda)

Ho già scritto un post su ScribeFire, ma in quello descrivevo solo le potenzialità del plugin. Oggi voglio farvi vedere alcune operazioni pratiche sul campo come associare un blog, scorrere i post esistenti caricati all’associazione, modificare un post vecchio e crearne uno nuovo.

Appena installato, ovviamente non sarà presente nessun blog su cui operare per cui iniziamo con il caricamento di uno dei nostri blog al plugin: tutti i comandi, esclusi quelli di edizione sono nel lato sinistro della schermata.

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GMail VS Microsoft

Quando una dice dell’altra che le sue applicazioni non sono sicure!

 

GMailOutLook1

Questa davvero l’ho trovata divertente: oggi decido di aggiungere il mio account gmail per Medium sul cliente di posta.

Normalmente uso Thunderbird, per mille motivi che non sto qui ad elencare al momento, li carico il profilo dell’account, il programma, correttamente, mi apre una finestra per l’autorizzazione da dare a Google per poter accedere al mio account di posta, e tutto ok. Continue reading →

A proposito del blocco di Amazon S3: il cloud scofitto dall’errore umano.

A dire il vero nessuno e tu, si proprio tu, hai detto che ti sta bene!!

Stavo leggendo questo post, ed i suoi divertentissimi commenti, tocca spallarsi un po’ a leggere tre pagine di discussione solite tra chi dice qualcosa di sensato e chi trolla per il gusto di farlo.

Però un problema c’è in effetti: la mancata responsabilità, che noi accettiamo quando mettiamo la famosa spunta sulla voce Accetto le condizioni d’uso che l’azienda ci impone. Continue reading →

Considerazioni di un sabato pomeriggio.

Su cosa ? su Medium ovviamente !!

Son qui, solo nel parcheggio del centro commerciale, mentre aspetto mio marito che finisca di fare la spesa settimanale. Io devo aspettarlo qui perché le gambe non mi reggono, ma ormai son anni che è così, per cui ormai è una routine: al momento di entrare, deciso in base alla dose di dolore, se seguirlo nel peregrinare tra le corsie o attenderlo in macchina al parcheggio; ed eccomi qui ad aspettarlo seduto in macchina con il mio fidato, piccolo, iPad pronto a raccogliere le considerazioni ed idee al volo.

Stavo leggendo alcuni post su Medium, questa nuova, almeno per me, piattaforma di lettura, scrittura; mentre leggevo mi domandavo come mai questa piattaforma mi abbia preso così frontalmente: da quando ho iniziato a seguirlo, sono molto spesso sulla piattaforma, sia in mobilità, per quel poco che mi muovo, ma molto più spesso dal browser, che con la ormai costante presenza di tab in qualsiasi browser fa risultare comodo avere più articoli aperti in contemporanea. Continue reading →

Della morte cercata…

Ma come ti permetti ???

DJFabo.jpg

Ascoltavo in questi giorni, in televisione la questione di quel DJ che è andato in Svizzera per ottenere l’eutanasia, visto che da noi non può farlo. Purtroppo, periodicamente, questo argomento risalta fuori, abbiamo voglia di mettere il problema nel cassetto: ma troppa gente vive situazioni simili.

Quello che invece mi ha colpito è stato l’intervento di un 19enne , paraplegico dalla nascita, che contrapponeva, notare il verbo, la propria voglia di vivere nonostante la sua situazione rispetto alla volontà di morire del DJ.

Allora mi son chiesto: il legislatore a chi dei due dovrebbe dare ascolto? In realtà credo ad entrambi: è una questione di diritto che non può essere ignorata ne, verso una posizione ne verso l’altra. Ha diritto di morire chi non vive più come ha sempre fatto? Ha diritto di continuare a vivere chi ha sempre vissuto in quel modo?

Chiaro che hanno ragione entrambi: sia chi vorrebbe morire, sia chi vuole continuare a vivere. D’altronde non credo che un legislatore creerebbe una legge in cui rende obbligatoria la morte per eutanasia per chi risponde comunque a certi criteri: sarebbe folle!!

Poi stamane, durante uno degli ascolti mattutini dei vari TG, ascolto una donna, e fidatevi, mi sto costringendo a dire donna, perché avrei usato ben altri aggettivi per identificarla, esponente di non so quale partito per la propria ala cattolica, che diceva che non firmeranno mai una legge in cui non sia espressamente impedita l’eutanasia in maniera chiara, cristallina, lapalissiana. Allora che legge vuoi firmare? L’ennesima legge prendi-per-i-fondelli alla italica maniera: risparmiacelo.

Tu e la tua finta religione! Vi dirò stamane, contrariamente a come mi capita di solito in situazioni come queste, sono stato davvero cattivo con lei: le ho augurato di finire quell’intervista, uscire da dove fosse e che venisse investita restando nelle stesse condizioni in cui era rimasto il DJ, le stesse, non dico peggio, anche se faccio difficoltà ad immaginare peggio di essere paralizzati ed in più diventi ciechi.

Ecco gliel’ho augurato dicendole con cattiveria verso lo schermo del tv: «adesso vediamo quanto ti rifiuterai a firmare una legge solo se espressamente impedita l’eutanasia in maniera chiara, cristallina, lapalissiana.»

Lo so, il mio è stato un gesto di stizza, dovuto al momento: avevo un attacco dei miei dolori 20ennali alle gambe, mentre la ascoltavo in televisione avevo la sensazione netta che qualcosa stesse torcendo le mie rotule nella loro sede, per cui probabilmente la cattiveria improvvisa era solo indotta.

Però a ripensarci ancora ora, che sto meglio, sento ancora il cuore che prende ritmo per il furore, nel ripensare alle sue parole. Come è possibile che gente così gretta, e chiaramente NON cristiana, se lo fosse lascerebbe il libero arbitrio come dicono fa il buon Dio, al poveretto di turno, ma senza far finire in galera chi lo assiste.

Eppure devo ricordarmi dove siamo: siamo nel paese che ospita la santa sede, siamo nel paese che si è fatto comandare per secoli dalla chiesa, accettando anche le su più nefande schifezze, e non sto qui ad elencarvele perché sono più che note e facilmente trovatelli sotto qualsiasi motore di ricerca.

Siamo il paese che dopo quello che la chiesa ci ha costretto a subire, ha voluto ancora incensarla creando la democrazia cristiana, che ha perpetuato i misfatti della chiesa nella politica visto che erano state separate a suo tempo.

Ma alla fine la chiesa a noi che ha dato, cosa lascia in eredità? Gentaglia come quella politica di stamane che fa affermazioni di principio pseudo-cristiano, sul diritto altrui di decidere su come vivere?

Ma chi diavolo credi di essere ? Un cattolica ? Vuoi fare la cattolica? Fallo: vattene in convento raditi a zero e fa la monaca di clausura e non permetterti di dare ad altri disposizioni su come deve vivere o morire.

Scusate ancora… una fitta alle ginocchia mi ha preso durante l’ultimo periodo… ma le scuse sono per il modo in cui ho espresso il concetto…. non per il concetto che esprimevo!!

Recensione Refly editor

Che pare avere SERI problemi di stabilità, almeno in ambiente oSX

Le considerazioni personali sull’app sono in coda dopo il post fittizio ‘Come tenere un Diario’.

Inizio post fittizio

Come Tenere un Diario

Finestra sull’anima, un diario ti dà la possibilità di esprimere i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri più profondi, senza giudizi, vergogna o giustificazioni….

Fine post fittizio.

Che dire: l’app ha una bella grafica piuttosto semplice, ha diversi servizi verso quale esportare direttamente i pezzi, fra cui Medium, WordPress, Facebook, Twitter e Linkedn.

Il tentativo, di fare un paste di una immagine, porta a crash diretti, come un fucilata!! L’unico modo per inserire foto è quello di usare l’apposita icona che però richiede un file fisico da caricare. Le foto vengono caricare a dimensione reale e si può giustificare a dx, sx o centrato

Per quanto riguarda il testo direi che c’e’ quello che serve come potete vedere dall’unica barra presente nell’applicativo al centro:

Icone.png

Barra icone per edizione di Refly Editor.icona N per normalizzare il testo, credo corrisponda a ‘cancella formattazione’;

  • icona B per grassetto;
  • icona I per il corsivo;
  • icona h1 per titolo;
  • icona h2 per sotto titolo;
  • icona “” per una forma di citazione, piuttosto strana in effetti, con caratteri giganti in un colore blue shocking!!
  • icona link per poter inserire link ipertestuali; (sia link su testo, che puri);
  • icona Immagini: unico modo possibile per caricare immagini senza che vada in crash l’app. La  foto viene caricata a dimensioni reali e passandoci il mouse sopra comare una piccola frecciaselezionandola si può accedere ad una applicazione, interna credo, per alcune modifiche all’immagine. Con piacere ho trovato la possibilità di inserire del testo ovunque sull’immagineaggiungere delle forme, una firma olografa ed altre cosette simpatiche.
  • icona Sy questa l’ho trovata molto interessante: presenta sinonimi di una parola selezionata.
  • le restanti 4 icone, non sempre visibili perché in effetti non servono di contino, sono quelle per i quattro possibili allineamenti: destra, sinistra, centrato, giustificato;

In altro a destra la barra è completata da altre due voci:

grammar.png

La GRAMMAR va cliccata se una o più parole diventano di colore verde: questo indica un qualche problema di grammatica ed il programma propone delle soluzioni. In inglese funziona perfettamente, in italiano c’è da stressarlo un po per metterlo alla prova.

img2Selezione account registrato su cui pubblicare subito o a tempo.L’ultima icona a destra è chiaramente quella per la condivisione del pezzo: quando cliccate sul simbolo di condivisione, compare una finestra di selezione con i profili che avete configurato, e potete scegliere su quale pubblicare.

Questo il comodo pannello per la pubblicazione differita.

Nelle preferenze esiste una simpatica possibilità: impostare quante parole vorremmo scrivere la giorno. Se attiviamo questa funzione:

goalIl sistema dalla barra in alto a sinistra ci permette con l’icona Goal ci permette di vedere se manteniamo il passo o meno con il nostro goal impostato.

Un interessante possibilità offerta sempre da Refly è quella di dare un check sui tag prima di inviare il pezzo. Non so che algoritmi vengano utilizzati, ma mi pare che per alcuni valori ottenuti può aiutare a centrare i tag per quanto riguarda il SEO.

Qui per questo post: tagcheck        

Ogni post corrisponde ad un singolo file rtf. È possibileesportare’ il file in formato MarkDown.

Altra cosa importante è la gestione delle versioni che troverete nel menu file. Se il sistema ti fa salvare, e non si interrompesse di continuo di suo, ti mostrerebbe le diverse versioni in fase di edizione e si può scegliere da dove fare un rollback.

Conclusioni.

Il programma avrebbe davvero delle potenzialità interessanti, ma nella versione scaricata dall’AppStore di Apple è troppo instabile: nel provare a scrivere questo pezzo, che comunque ha avuto necessità di aggiustamenti una volta trasmesso verso Medium e/o verso il mio account WP, si sarà bloccato almeno una ventina di volte con uscita anomala gestita dal sistema operativo.

Probabilmente la versione disponibile ha delle API non sono aggiornate, perché le correzioni principali sono state quasi tutte di impaginazione in particolare modo per quanto riguardava gli elenchi puntati.

La caratteristica principale invece funziona bene anche in italiano: segnalazione di parole errate in grassetto rosso e di problematiche grammaticali e/o logiche, in verde ed in aggiunta il pulsante Sy, sinonimo, lo trovo molto efficiente.

Però così no! Devono sistemare queste continue interruzioni per crash dell’app ad ogni due per tre !!

Provatelo se volete, tanto è a costo zero sull’app store almeno.

JC

Storie di dolore

Dolori non classificati dalla medicina, ma che noi viviamo costantemente.

Esistono persone che, ai giorni nostri, soffrono; soffrono tanto, di continuo, come nel mio caso, persino in maniera perenne da molti anni. Direte che c’è di strano? Il mondo è pieno di malati! Vero, ma la categoria di cui parlo è un po’ particolare: siamo persone che soffrono, ma che i medici non sanno come aiutare, perché, con tutta la loro buona volontà, questi non riescono a trovare l’origine del nostro problema.

Nel mio caso, un mattino qualsiasi, di giorno qualsiasi intorno i trentacinque anni, mi son svegliato con un dolore ad un piede. Mi son detto sarà una stupidaggine, e scherzosamente mi son detto che stavo invecchiando. Mi aspettavo che, con il solito analgesico generico che avevo sempre usato, sarebbe passato entro poco tempo, e non ci ho pensato mentre passavano le ore. Arrivò la sera ed il dolore era sempre li, non fortissimo in quel momento, ma era sempre li, costante, pulsante, presente senza farsi però troppo notare. E fu nei giorni successivi che capii che qualcosa era cominciato, ma mai avrei pensato che non sarebbe più finito!

Dicerto il periodo successivo, e non certo inteso come una manciata di giorni, non è stato come mi aspettavo: anni di esami, test, ricoveri e delusioni. La delusione era sempre la componente finale di qualunque tentativo: perché alla fine la risposta era sempre la stessa: “Lei è sano come un pesce, e non riusciamo a capire il suo dolore da dove provenga.”

Immagino anche altre persone a cui sia capitato: la delusione, per quanto sempre meno sorprendente, perché ormai diventava una consuetudine, ormai era una una conclusione abituale; qualunque tentativo si facesse si finiva sempre per restare delusi; sapere di stare male, e di starci parecchio, e non riuscire a trovare una ragione, corrispondeva a sapere che si stava male e che le cose sarebbero solo peggiorate, visto che non si capiva perché.

Intanto quel dolore che era iniziato da un piede, continuava ad espandersi: nel giro di pochi anni il dolore interessava ormai l’intera gamba ed iniziava a coinvolgere anche l’altra.

Fu in quel periodo che sembrò esserci una speranza: durante l’ennesima tornata di esami sembrò che avessi l’artrite reumatoide. Mi dissi che finalmente c’era una malattia su cui lavorare, una malattia su cui si potevano fare delle terapie, verificare clinicamente dei miglioramenti. Ero contento come non mai. Mi era stato spiegato che era una patologia da cui non si guariva, ma che esistevano comunque terapie che potevano migliorare significativamente la mia qualità di vita quotidiana. Così iniziai le terapie, e sembrava che le cose migliorassero un pochino, ma dopo diversi mesi di terapia mi resi conto che, a fronte delle terapie che stavo facendo, e parliamo di antitumorali a basso dosaggio e quantità di cortisone tali da mantenere una piccola casa farmaceutica da solo, i benefici non corrispondevano all’impiego di tali dosi.

Se ne rese conto anche il reumatologo che mi seguiva e così ennesimo ricovero, altri 30 giorni in ospedale, rivoltato come un calzino per ancora una volta. Di nuovo mi aspettavo di restare deluso: e così fu. Alla fine mi sentii ripetere la solita frase: «Ci spiace, per quanto riguarda l’artrite reumatoide, adesso è a posto, per il resto ci risulta sano come un pesce.»

Interessante, peccato che i miei dolori fossero sempre presenti, costantemente, come da quando era iniziata la questione dell’artrite reumatoide. Fu solo quanto minacciai di dovermi portare fuori a forza dal reparto, perché i dolori erano ancora presenti, che scappò loro qualche vaga informazione sulla terapia antalgica. «Esiste una nuova branca della medicina che si occupa di gestire il dolore in pazienti come lei, in cui non si capisce l’origine dello stato doloroso.» Fu tutto quello che riuscii a sapere da loro: sembravano non volersi sbilanciare, come se darmi indicazioni su questa nuova, che nuova non era per nulla, branca diminuisse il loro prestigio, tanto da non volermi dare nemmeno una indicazione di massima di chi poter contattare. Alla fine san Google mi venne incontro: trovai un medico che praticava questa specializzazione che addirittura metteva il suo numero di cellulare personale sulla sua propria pagina web!!

Chiaramente l’ho contattato e da li la mia vita è decisamente migliorata, almeno per qualche anno. Seguendo le sue disposizioni, e con dosi nemmeno così eccessive di analgesici specifici, ho ripreso a vivere, almeno per un certo periodo. Le cose sono andate bene per diversi anni: quando il dolore superava il livello del farmaco mi veniva innalzata la dose di una certa unità in milligrammi e, per altri mesi o addirittura anni in certi casi, ero di nuovo a posto.

Mi aveva avvisato però che non si poteva fare questo gioco al rialzo all’infinito: ad un certo punto avremmo raggiungo un livello critico oltre il quale non si sarebbe potuti andare, ma Gerardo, sempre positivo, mi disse «Quando succederà troveremo un’altra soluzione.» E così fu in effetti. Dopo diversi anni di questa terapia al rialzo raggiungemmo il famoso livello critico, che lui non mi aveva mai comunicato quale essere, per ovvi motivi psicologici. Quando me lo disse mi sentii la terra cedere sotto i piedi: ed adesso ? Cosa si poteva fare, come sopravvivere al dolore perenne che di nuovo saliva di intensità ormai su entrambe le gambe coinvolgendo le anche persino?

Gerardo mi disse che c’era una possibilità: un impianto sottocutaneo per l’elettro stimolazione dei grandi nervi che trasmettono il dolore dagli arti inferiori. Praticamente questa stimolazione, continua o meno a seconda di come avesse funzionato su di me, avrebbe confuso il cervello sulla natura dei segnali che questi nervi inviavano, rendendolo così capace di non interpretare il dolore come tale, ma un fastidio; non essendo certo che avrebbe funzionato bisognava fare un periodo di prova con l’apparecchiatura connessa in maniera temporanea esterna al corpo, escluso il sondino che si infilava nella colonna vertebrale. Avrei dovuto stare molto attento a non impigliare mai quel cavo a penzoloni, che mi usciva dalla pelle, per tutto il tempo e se, ripeté con enfasi se, la cosa avesse funzionato, allora avrebbe proceduto con l’inserimento definitivo sotto cute, ma dovevo anche tenere conto in quel caso, che periodicamente avrei dovuto sottopormi ad interventi chirurgici per la sostituzione della batteria dell’apparecchio.

Lamia risposta fulminea fu solo «Quando cominciamo il periodo di prova?». Credo Gerardo se lo aspettasse e così in tempi, relativamente brevi, mi fu impiantato il sondino nella colonna vertebrale ed inizio il periodo di prova. La prova andò a buon fine, così qualche mese dopo mi trovavo sul lettino della sala chirurgica con Gerardo che mi sistemava tutto l’impianto sotto cute. Da allora son passati un paio di anni, ho già affrontato il primo intervento di cambio batteria, ed adesso a distanza di un altro anno sono quasi pronto per eseguire il secondo cambio batteria.

Capiamoci: questa apparecchiatura non mi ha fatto tornare a praticare arti marziali, o mi ha fatto tornare a fare le mie, tanto mancate camminate in montagna, ma quanto meno, vivo in casa una vita accettabile, riuscendo anche a lavorare , da casa ok ma comunque almeno qualcosa riesco a fare!!

Perché hai voluto raccontarci questa storia, molti di voi si staranno chiedendo: per tre semplici motivi:

  1. Vorrei che molta più gente capisse quello che altre persone in condizioni come la mia, se non peggiore, vive. Quando sento la gente lamentarsi delle sciocchezze quotidiane tendo a diventare iroso. Mi domando come faccia la gente a non ringraziare ogni giorno di vivere una vita in salute; mi rendo conto che forse anch’io prima che questa avventura iniziasse, sicuramente, ero come tutti gli altri, ma ora che ci sono dentro, darei non so cosa affinché la gente capisse che esistono molte persone nelle mie condizioni. Nemmeno io lo immaginavo, ma frequentando spesso gli ambulatori di Terapia Antalgica, vedo quanta gente si trova costretta a confrontarsi con situazioni di dolore perenne del quale non si riesce a determinare la causa, con il risultato, come successe a me, di non trovare terapie utili a lenire il dolore.
  2. Vorrei che fosse fatta molta più attività divulgativa, su questa branca delle medicina. Io stesso ho introdotto alcune persone, affette da dolore cronico sia dovuto a malattie conclamate, che a situazione come le mie in cui le origini non si capiscono, a questo modo di affrontarlo. Certo, mi rendo conto che doversi adattare a terapie a medicinali molto forti, che inducono dipendenza, può spaventare molti, ma fidatevi: se uno deve vivere tutto il giorno, di tutti i giorni, un dolore che non da tregua, allora delle dipendenza a quel punto se ne fregherà assolutamente.
  3. Vorrei, anche, che chi ha a che fare con persone nel mio stato per motivi professionali, faccio un esempio banale: la commissione medica patenti, fosse più comprensiva nel capire che noi siamo già in condizione di svantaggio, se poi ci si mettono pure loro a complicarci la vita, non è che non facciamo i salti di gioia!!! Io, per esempio, ho dovuto rinnovare la patente negli ultimi 4 anni ogni santissimo anno, questo perché la CMP ha ritenuto che dovessi essere rivisto, anno per anno, per capire se peggioravo o meno, e posso capire dal loro punto di vista questa cosa, ma non la capisco quando, alla prima visita fatta, scopro che nemmeno conoscevano il farmaco che assumevo contro il dolore e che, seppure in dosi molto più basse, devo, e dovrò, continuare a prendere per il resto della mia vita. Quest’anno, non mi chiedete il perché, ma mi hanno graziato rinnovandomi la patente per ben due anni!! Dico ben due.

Vorrei anche che chi ha a che fare con persone nel mio stato per motivi professionali, faccio un esempio banale: la commissione medica patenti, fosse più comprensiva nel capire che noi siamo già in condizione di svantaggio, se poi ci si mettono pure loro a complicarci la vita, non è che non facciamo i salti di gioia!!! Io, per esempio, ho dovuto rinnovare la patente negli ultimi 4 anni ogni santissimo anno, questo perché la CMP ha ritenuto che dovessi essere rivisto anno per anno per capire se peggioravo o meno, e posso capire dal loro punto di vista questa cosa, ma non la capisco quando, alla prima visita fatta, scopro che nemmeno conoscevano il farmaco che assumevo contro il dolore e che, seppure in dosi molto più basse, devo, e dovrò, continuare a prendere per il resto della mia vita. Quest’anno, non mi chiedete il perché, ma mi hanno graziato rinnovandomi la patente per ben due anni!! Dico ben due.

Comunque dell’interazione della nostra situazione medica con il mondo intorno a noi con cui dobbiamo interagire parlerò in un altro post.

Se qualcuno si trova nelle mie condizioni, o si vede in una condizione simile alla mia, e volesse informazioni sulla Terapia Antalgica, mi contatti pure che cercherò di rispondere a qualsiasi domanda.

Uso di ecryptfs per crittografare cartelle di dati importanti.

Girovagando per internet, mi sono imbattuto in uno dei tanti post sulla configurazione ed utilizzo di ecryptfs-utils per poter usare cartelle crittografate da montare al momento del bisogno. Al solito, il post, ha diversi errori per cui alla fine il risultato non è quello che uno si aspetta. Questa situazione, era quella quella che odiavo maggiormente quando ero un novizio: seguire un howto alla lettera ed alla fine non ottenere quello che nel documento era promesso, e non per errori miei, ma per errori di chi aveva scritto il documento stesso.

Per cui eccomi qui a riscriverlo di sana pianta con l’auspicio che, chi si imbatta in questo post ne, possa trovare vantaggio ottenendo quello che che gli viene promesso, quindi iniziamo. Continue reading →

… al momento penso: e se non fosse più così doloroso ?

Provate ad immaginare una giornata senza dolore: prendiamo un orario casuale da dove cominciare a pensarci, la notte per esempio.

Immaginatevi una notte di sonno passata senza mai svegliarvi di soprassalto per un dolore acuto ad una gamba, solo perché vi siete girati dal lato sbagliato, ed immaginate che vi succeda più e più volte durante una notte. Quanto dareste per fare una notte intera di sonno tranquilla?

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IpTables: generazione regole blocco per intera nazione.

Questo script nasce dalla mia attività lavorativa: quando si gestiscono server per conto terzi, che sia per gestione posta, oppure per gestione della sicurezza o quant’altro, succede di rilevare tentativi di intrusioni da paesi che non hanno nulla a che fare con le attività del nostro cliente. Come conseguenza di questa situazione mi è nata, ma immagino anche a tanti altri, la necessità di trovare un modo per bloccare una o più intere nazioni, attraverso il firewall di sistema, iptables per linux.

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